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domenica 20 maggio 2012

Recensione Moon Dance. A.A.A. Vampiri Offresi

Non so da quanti giorni ho in ballo questa recensione! In ogni caso ora è definitivamente conclusa e ne sono abbastanza soddisfatta. In generale consiglio il libro agli amanti dell'urban fantasy e mystery... un po' meno a colore che desiderano una bella storia d'amore passionale. Non è un capolavoro ma sicuramente da leggere.

TRAMA
E' facile pensare che i vampiri siano solo una moda, ma se un giorno vi ritrovaste con il morso di un vampiro sul collo, che cosa fareste? E’ quello che è successo a Samantha Moon: moglie, madre, investigatrice privata e... vampiro! Fino a sei anni fa, l’agente federale Moon era la perfetta mamma moderna con una monovolume parcheggiata davanti casa. Ma un giorno è successo qualcosa che ha cambiato la sua vita per sempre. Adesso non sopporta la luce del sole, è costretta a indossare occhiali scuri iperfascianti, dormirebbe tutto il giorno mentre di notte è vispa, affamata e fredda come un rettile. Per tutti soffre di una rara malattia della pelle, ma la verità è ben altra. E ora, nella sua nuova attività di investigatrice privata, è alle prese con un caso alquanto singolare: chi ha tentato di uccidere con cinque colpi in testa Kingsley Fulcrum, l’aitante cliente a cui di tanto in tanto, soprattutto con la luna piena, sfugge un latrato? Tra un marito e un cyber amico a cui ha confidato tutti – ma proprio tutti – i suoi segreti, l’unica speranza per Samantha di tornare alla normalità è un misterioso medaglione dai poteri magici.  

RECENSIONE
Alcuni giorni fa ho concluso questo romanzo e l'ho trovato molto piacevole.
Samantha Moon ha due bambini, di cui si occupa durante il tardo pomeriggio, un matrimonio ormai finito ma da tenere in piedi a tutti i costi, un lavoro notturno come detective privato... e il suo lato vampiro da nascondere. La storia inizia con la comparsa di Kingsley Fulcrum, un potenziale cliente che vorrebbe lei indagasse su chi gli ha sparato cinque colpi alla testa, cercando di ucciderlo proprio sotto gli occhi di un folto pubblico. Samantha accetta il caso e scoprirà cose che pensava esistessero solo nelle favole.
Innanzi tutto c'è da dire che ho notato una certa differenza tra questo e tutti gli altri urban fantasy letti. Probabilmente è per il fatto che qui il contesto in cui viene inserita la storia appare più reale, più quotidiano, e la protagonista è si un'eroina forte e affascinante (come tendono ad esserlo tutte), ma allo stesso tempo una donna alla prese con i normali problemi della vita famigliare; non pare inserita in un mondo quasi fantastico. Questo è senza dubbio un aspetto che ho apprezzato molto, un nuovo modo di vedere le cose. Ottima anche l'idea di raccontare dal punto di vista di Samantha.
La storia è stata nel suo complesso abbastanza semplice e scorrevole, scritta in modo lineare. I capitoli sono molti e brevi e alleggeriscono la narrazione, spezzandola, ma allo stesso tempo, mantenendo il filo del discorso. Insomma, è un romanzo che si legge velocemente.
La trama è ben costruita e riesce a prendere il lettore, trasportandolo in un'indagine poliziesca alla ricerca di un colpevole che sembra svelarsi quasi subito ma che in realtà nasconde ben altro... anche se il caso poteva essere costruito in modo più intrecciato e complesso. Naturalmente non mancherà il colpo di scena finale e una conclusione che si prospetta più che aperta, introducendo nuovi elementi che saranno il cardine della serie stessa. A me personalmente è molto piaciuta e non vedo l'ora di saperne di più.
Poi, i personaggi principali sono ben costruiti e definiti, mentre quelli secondari lasciano un po' a desiderare. Questi ultimi vengono utilizzati dall'autore per far andare avanti la storia ma non hanno alcun spessore psicologico. Devo dire che ho molto apprezzato Samantha perché è una donna adulta (e non una ragazzina) che sa essere realmente forte e di carattere, oltre ad essere di bell'aspetto, qualità non facilmente riscontrabili nelle protagoniste, almeno secondo il mio punto di vista, in quanto alla fine sono tutte prese a civettare o a farsi salvare dal bello di turno. Per quanto riguarda questo, qui mi è piaciuta la sua presenza discreta e mai invadente. Probabilmente si svelerà pian piano durante la serie.
Infine, leggendo altre recensioni sul romanzo, non ho potuto non notare certi commenti/lamentele riguardanti il fatto che il libro è stato scritto molto evidentemente da un uomo. In effetti ciò è vero... e io direi per fortuna! Ovviamente sempre secondo il mio punto di vista. J.R. Rain si è concentrato più sulla parte urban fantasy/poliziesco di Moon Dance che su quella romance o per lo meno sentimentale. Alcune lettrici hanno messo l'acccento sulla freddezza nel trattare anche il rapporto madre-figlio. Personalmente a me va bene così perchè, in fin dei conti, non stiamo parlando di romanzi rosa e simili... certe tematiche trovano spazio in altri generi.
In conclusione consiglio questo libro per la sua leggerezza e freschezza e anche per una nuova prospettiva di vedere l'urban fantasy. Certo, non è un capolavoro perché comunque ha i suoi limiti, soprattutto nell'intreccio piuttosto elementare dell'indagine, ma penso sia più che adatto da portare in vacanza (visto che si stanno avvicinando).
VOTO: ****- 

Titolo: Moon Dance A.A.A. Vampiri Offresi 
Autore: J.R. Rain 
Editore: Giunti 
Pagine: 272 
Prezzo: € 15,00

mercoledì 9 maggio 2012

Recensione Biancaneve

In questo periodo, essendo sentimentalmente instabile, sono stra indietro con i post, ecco perchè la recensione di Biancaneve, che avrei dovuto scrivere tempo fà, la pubblico solo ora. La nuova rivisitazione, in chiave moderna, è stata piuttosto piacevole, niente di eccezionale ma quasi comica e a tratti grottesca. Ora non mi resta che andare a guardare la Biancaneve concorrente e vedere se sono riusciti a fare un lavoro migliore, soprattutto con la protagonista.

TRAMA
Dopo la scomparsa dell'amatissimo Re (Sean Bean), la perfida moglie (Julia Roberts) assume il controllo del regno e tiene la bellissima figliastra diciottenne, Biancaneve (Lily Collins), rinchiusa nel palazzo. Ma quando la principessa conquista il cuore di un affascinante e ricco principe di passaggio (Armie Hammer), la Regina, in preda alla gelosia, relega la ragazza in una foresta vicina. Biancaneve trova ospitalità presso una simpatica gang di sette nani ribelli e generosi, che la aiutano a trovare il coraggio di lottare per salvare il suo paese dalla Regina Cattiva. Insieme ai suoi nuovi amici, Biancaneve parte alla riconquista del trono che le spetta di diritto e del cuore del suo adorato Principe, in una commedia magica ed avventurosa che catturerà l'immaginazione degli spettatori di tutto il mondo.

RECENSIONE
E' da un po' che sono andata a vedere questo film e credo avrei dovuto scrivere la recensione prima, tuttavia sono stata un po' occupata con altre. In ogni caso mi è piaciuto abbastanza, niente di spettacolare, ma tutto sommato ho passato un bel pomeriggio.
La pellicola è una rivisitazione di Biancaneve in chiave moderna, dove si cerca di riabilitare la protagonista storica, da ragazzina ingenua e da proteggere a donna capace di farsi valere. Biancaneve è una ragazza diciottenne, costretta a rimanere all'interno del castello da quando il padre sembra essere scomparso e la matrigna, la Regina, ha preso il controllo del regno. Questo, tuttavia, da ricco che era ora è diventato poverissimo per i continui sprechi ed ella deve trovare un modo, anche se controvoglia, per sistemare le sue finanze. La soluzione si presenta quando a palazzo giunge il principe Alcott... peccato che questo è stato adocchiato anche da Biancaneve, ma la Regina è disposta a tutto pur di sposarlo.
Nel film spiccano alcuni personaggi che nella storia disneyana originale hanno avuto un ruolo marginale, come il principe e il "cacciatore", e Biancaneve e la Regina lottano per il ruolo da protagonista. Iniziando da queste, ho trovato un personaggio principale poco credibile, sotto tono, sebbene si riscatta un po' nella seconda parte della pellicola, dove combatte. A parer mio non è stata scelta l'attrice giusta per quel ruolo; l'aspetto apparentemente innocente ce l'ha ma le manca quella bellezza tanto descritta nella favola dei fratelli Grimm... forse sarà per le sue folte sopracciglie che stonano (non ho potuto fare a meno di notare questo dettaglio). La Regina, interpretata da Julia Roberts, è apparsa, invece, sorprendentemente stupenda. L'attrice, non avvezza sia ai ruoli in costume, sia a fare la parte della vera cattiva, ha saputo gestire magistralmente il suo personaggio, aggiungendo un pizzico di inedita ironia, a volte grottesca. Astuta, opportunista, senza scrupoli, è in contrapposizione con la dolce, combattiva e coraggiosa Biancaneve... secondo me queste due figure sono due parti distinte che unite costituirebbero un'ideale di donna odierna. Il principe del film, a mio parere, era molto azzeccato: moderno ma allo stesso tempo capace di richiamare il personaggio classico di tutte le favole disneyane. In realtà l'attore che lo interpretava, Armie Hammer, non è che sia spiccato per le sue doti recitative (anche se non ho nulla da dire a tale riguardo) ma per il suo aspetto... Ha alimentato alcune mie fantasie...
La storia in sé è stata abbastanza originale, come del resto dovrebbero essere tutte le rivisitazioni delle fiabe classiche, tuttavia niente di eccezionale. Ho particolarmente apprezzato i costumi, soprattutto quelli della Regina, davvero bellissimi, ricchi di colore (alcuni) e curati nei dettagli, per non parlare poi della suggestiva scenografia, tra il fiabesco e lo stile nordico.
Il finale è stato forse la parte più bella, dove Biancaneve combatte e con saggezza sconfigge la matrigna, non dimenticando la canzone conclusiva con sonorità tipicamente Bollywoodiane. Quest'ultima ha dato, a mio parere, quel tocco di allegria da permettere agli spettatori di uscire dalla sala del cinema tutto sommato soddisfatti.
In conclusione, "Biancaneve" non si può certo definire un capolavoro ma un piacevole film di intrattenimento per tutta la famiglia, incentrato soprattutto sulla riabilitazione della protagonista, meno passiva, da vedere per passare un pomeriggio in compagnia.
VOTO
***1/2

Titolo Originale: Mirror Mirror
Paese: U.S.A.
Genere: Fantasy
Durata: 105 min
Canale: Cinema

lunedì 23 aprile 2012

SPECIALE: Nuova Terra. Gli occhi dell'erede (Recensione)

Oggi si conclude lo speciale dedicato a "Nuova Terra. Gli occhi dell'erede" e non poteva mancare la recensione. Premetto che questa volta mi è venuta un po' più lunga del solito. Per non stancare troppo ho deciso di aggiungere anche alcuni disegni, tra cui la bozza della cover, fatti da Daphne per il romanzo (QUI per maggiori informazioni). Premetto anche che, nonostante sembrino risaltare maggiormente gli aspetti negativi, in realtà ciò è dovuto al fatto che su quelli avevo molte più cose da dire e spiegare ma non sono più importanti di quelli positivi. 
P.S. Ho cercato di fare meno spoiler possibile... spero di esserci riuscita. Nelle citazioni, dove ci sono gli asterischi, vuol dire che ho omesso un termine spoileroso.

TRAMA
La Terra come la conosciamo è cambiata, è cambiato il suo aspetto e la sua popolazione: a Nuova Eyropa, oltre alla Razza Umana, vivono la Razza dei Lupi Grigi e la Razza delle Tigri Bianche, uomini in grado di trasformarsi nei rispettivi animali e in conflitto tra loro da più di cento anni.
Shayl’n Til Lech, cresciuta come Umana in un orfanotrofio, impara a conoscere la povertà, a combattere con i pugnali e a odiare e temere i Lupi, le Tigri e la loro guerra. Gli occhi di Shayl'n hanno una strana colorazione, che lei crederà sia solo un brutto scherzo del destino, fino a quando non verrà rapita da un gruppo di Tigri Bianche. Con loro dovrà affrontare la sua natura di Mezzosangue, la sua eredità nascosta per anni, il potere del suo sangue e della sua mente, la disperazione della morte, le ragioni della guerra e le mille sfaccettature dell'amore.
Attraverso territori ammantati di neve, deserti sabbiosi, città vecchie e nuove, dovrà lottare per se stessa e per le persone che ama con ogni mezzo: pugnali, pistole, artigli, seduzione e sentimenti.

RECENSIONE
Ho iniziato Nuova Terra con qualche riserva, per via della parte romance che sapevo di trovare, e l'ho concluso, nonostante tutto, abbastanza soddisfatta e comunque piacevolmente colpita da una storia ben costruita e mai banale.
Il romanzo è ambientato in un futuro devastato da un secolo di terremoti e da un'altrettanto secolare guerra tra due razze, i Lupi Grigi e le Tigri Bianche, geneticamente modificate, inizialmente per superare con più facilità gli eventi catastrofici che avrebbero sconvolto la Terra così come la conosciamo. Le Tigri vogliono l'indipendenza mentre i Lupi, più numerosi, non sono intenzionati a concedergliela in quanto temono la forza delle prime. A fare le spese di questa guerra sanguinosa sono gli Umani. Tra questi è cresciuta la protagonista, Shayl'n Til Lech, destinata ad essere rapita dalle Tigri Bianche e a fermare il conflitto. Lungo il percorso non mancherà comunque il nascere e lo svilupparsi di una storia d'amore dai sapori proibitivi.
Comincio subito con le critiche negative. Queste si concentrano in particolare su due punti (ok, in realtà ce ne sarebbe un terzo, cioè alcune parti eccessivamente romantiche che distraggono un po' dall'azione, ma non amando a priori questo tipo di romance mi concentro su altro): vena maschilista e a volte eccessiva religiosità (a dire il vero anche questi, come tutti, sono punti di vista piuttosto personali).
Cominciamo dal primo. Ho letto diverse recensioni, tutte molto entusiastiche, e nessuno sembra aver notato una certa visione maschile. Forse perché a determinate cose siamo talmente abituate che non ci si fa più caso (basta leggere certi rosa...) o forse ciò è dovuto al contesto, oppure sarò io che, soprattutto in questo periodo, sono molto attenta a certe cose. Shayl'n Til dovrebbe essere colei che determinerà la fine dei conflitti tra i Lupi Grigi e le Tigri Bianche, cioè una persona di un certo livello e trattata come tale, invece prima viene rapita e tenuta prigioniera senza alcun riguardo, schernita a volte in modo rozzo dai suoi aguzzini, come può accadere con una prigioniera donna e per di più attraente (con un uomo certe scene sono un po' irrealistiche), poi va in battaglia e come minimo dovrebbe avere una qualche voce in capitolo sulle decisioni strategiche da prendere, visto che viene trattata da tutti con deferenza, invece a volte è considerata come un qualcosa in più, come una mascotte: "A me non importa un accidenti, se morite per dei vostri problemi", stava sbraitando. "Mi importa, invece, se fermate la marcia per delle scaramucce tra donne." (p. 285) Di potere ne ha ben poco, ne dimostra un po' solo se viene spalleggiata dal suo bello. Successivamente ritorna a valere meno di niente, ma qui il contesto è cambiato e anche gli usi e i costumi, tanto che 'pensare' è un lusso non concesso alle donne, per lo meno a quelle come lei: "Penso...", provai a dire, "penso che non mi interessi affatto sapere cosa lei desidera." Nessuno qui ti chiede di pensare. Ti chiedo solo di dire sì a un *****" (p. 345) e poi "Voglio solo andare via da qua, avere una possibilità per entrambi. Non ho preso questa decisione con leggerezza, non voglio ferire Shiire Raja e non voglio ferire te. Io non l'avrei fatto se tu non fossi stato qui, se non fossi stato vivo. Ma sei qui, lo siamo entrambi e lo sai che io voglio di più, lo hai sempre saputo" (p. 382) (l'ho trovata solo io la contraddizione in questa citazione? Prima dice che senza di lui non avrebbe fatto nulla e poi sostiene di aver sempre voluto di più...). Infine ritorna libera e si mette alla ricerca di qualcuno abbastanza influente sostenente la propria causa. Quando si arriva alla resa dei conti non è Shayl'n che determina la situazione, come invece si insiste a sottolineare nel romanzo, lei semplicemente assiste agli eventi, ne viene travolta, e anche quando prova a prendere in mano la situazione questa le sfugge. Negli ultimi capitoli del libro la protagonista cerca, per una volta, di mettere in scacco il suo bello ma alla fine e lui che mette in scacco lei.
Per quanto riguarda il secondo punto della mia critica, ho notato, a volte, un'eccessiva religiosità, talvolta ambigua, nel senso che sembra quasi un qualcosa di negativo non credere in Dio, malgrado venga poi ribadito che la religione è un fatto personale: "Buon Dio", esclamò. Gli lanciai un'occhiata e gettai l'arma tra i resti del lampadario. "Nomini troppe volte Dio, per essere un miscredente, commentai, pacata. "Non sono un miscredente, *****. Vuole che le reciti l'Ave Maria?", ribatté, anche lui pacato. (p. 301) oppure, Aprii la bocca e la richiusi. Lui mi sfiorò le labbra con le sue. "Sei cosciente" domandai "del fatto che sarà un rito mariano? Un rito cristiano?" Annuì. "Sono una Tigre, Shay, non uno zotico." (p. 436). Poi, ho trovato anche alcune espressioni religiose, secondo il mio personalissimo punto di vista, piuttosto irritanti, forse perché utilizzate troppo spesso in contesti della nostra realtà quotidiana in cui non hanno niente a che fare, rendendo ciò che viene giudicato negativo. Qui mi riferisco soprattutto al termine 'peccato', visto in più punti.
Per quanto riguarda i personaggi, la protagonista, Shayl'n Til, beh, penso di averla già analizzata e, in conclusione, non è che l'abbia apprezzata molto. Il capo del branco che l'ha rapita, Ahilan Dahaljer Aadre, inizialmente mi aveva fatto una buona impressione, poi, però, tutto il fascino dell'uomo attraente, lontano, sognato, desiderato è scomparso diventando fin troppo reale, fin troppo 'raggiungibile'. Infine, tra coloro che non mi sono piaciuti c'è anche Jean Devid, principe dei Lupi Grigi, il quale l'ho definito sin dal principio 'senza spina dorsale', particolare che a volte nel libro è scambiato per bontà. Guarda caso è anche l'unico uomo su cui Shayl'n (non certo forte) sembra capace di imporsi. Quest'ultimo viene descritto di bell'aspetto ma il suo fascino si limita a ciò. Coloro che invece mi sono piaciuti di più sono, il capo dei Lupi Grigi, Belden, (almeno fino ad un certo punto del romanzo) e Danka, un soldato/guerriero delle Tigri Bianche. Il primo perché crudelmente affascinante, deciso e carismatico - beh, almeno finché il tutto non viene adombrato dalla pura cattiveria -, la seconda per la fierezza, la forza di saper tener testa agli uomini in un contesto dove questi tendono a prevalere (in tutti i sensi), l'indipendenza e, ammetto, anche per la sua poca femminilità (ho un debole per questo tipo di donne). Spero che nel secondo romanzo non muti in senso opposto, anche se già in questo capitolo si possono scorgere alcuni elementi che fanno presagire un cambiamento in tale direzione. In ogni caso i personaggi sono ben caratterizzati e definiti, sia fisicamente che psicologicamente.
Un'altro punto di forza del volume è il ricco intreccio di situazioni e luoghi. Da questo punto di vista non ci si può certo annoiare. Procedendo con la lettura ho potuto assistere ad un repentino cambiamento di ambientazioni, tutte molto suggestive, tanto che in 584 pagine si è passati da un'assolata terra, bellissima nella sua povertà (probabilmente qui l'autrice ha preso spunto dal suo paese natale, lo Sri Lanka), a una foresta selvaggia e rigogliosa, per giungere in una terra fredda, quasi perennemente innevata e ricchissima. Poi, si sono affacciati territori dal sapore suggestivo di un passato intramontabile, per approdare, infine, su un terra sconfinata e rigogliosa che non conosce la parola "povertà".  Mi sembrava di leggere un romanzo di Angelica (ok, in realtà ho guardato solo i film ma non cambia molto da questo punto di vista) di Anne e Serge Golon. Ecco, l'unica pecca è che i luoghi potevano essere descritti un po' di più, di per sé erano molto buoni.
In conclusione, nonostante tutto (compreso qualche errorino qua e là di editing), penso che "Nuova Terra. Gli occhi dell'erede" sia un buon romanzo e mi stupisco del fatto che l'autrice non abbia trovato una casa editrice disposta a pubblicarlo. Al di là dei miei giudizi soggettivi, oggettivamente è migliore di diversi fantasy che escono qui in Italia.
VOTO: ***1/2

Titolo: Nuova Terra. Gli Occhi dell'Erede
Autore: Dilhani Heemba
Editore: Lulu.com
Pagine: 586
Prezzo: € 16,93
Uscita: 21 Gennaio

sabato 7 aprile 2012

Recensione Testa Calda

E anche il secondo romanzo, presente nella lista dei libri tradotti della Dreamspinner Press, è stato concluso e recensito. Mi sono imposta di leggerli tutti! Ora sono felice per il fatto che verso fine Aprile ne verrà sfornato un'altro e sarà tradotto, tra l'altro, dallo stesso traduttore di Testa Calda, Ernesto Pavan. Nella recensione ho dimenticato di citarlo, soprattutto per l'ottimo lavoro svolto... rimedio qui.

TRAMA
Dal mese di settembre, il pompiere di Brooklyn Griff Muir ha lottato contro i suoi sentimenti impossibili nei confronti del suo migliore amico e partner alla Scala 181, Dante Anastagio. Sfortunatamente, Dante è proprio un tipo da ragazze e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York non è tenero nei confronti dei gay. Per dieci anni, Griff ha celato il proprio cuore fra eroismo pubblico e angoscia privata.
La cautela di Griff e la sfacciataggine di Dante li rendono una squadra invincibile. Non c'è niente che Griff non farebbe per proteggere il suo compare... Fino a quanto un Dante sull'orlo della bancarotta non propone la soluzione peggiore possibile: HotHead.com, un sito porno dove degli stalloni in uniforme fanno cose sconce. Dante vuole che loro appaiano su quel sito – insieme. Griff potrebbe dover tenere d'occhio il proprio cuore e vivere le sue fantasie più oscure davanti alla telecamera. Riuscirà a salvare l'uomo che ama senza distruggere le loro carriere, le loro famiglie o la loro amicizia?

RECENSIONE
Posso dire di scrivere questa recensione a mente fredda perché sono passate alcune settimane da quando ho concluso il romanzo. Per certi aspetti l'ho trovato migliore del precedente, sul genere, che ho letto, quello della Calmes, ma nel complesso non mi ha del tutto convinta, chissà, forse perché è il primo di una serie e quindi ha svolto il ruolo di introduzione.
Il protagonista è Griff, un pompiere di New York innamorato da quasi dieci anni del suo migliore amico e collega, Dante. La passione del primo rimane celata fino a che il secondo, economicamente disperato, non gli chiede di farsi filmare mentre fanno sesso insieme per un sito porno, Hot Head.com. Griff inizialmente è  sconcertato dalla proposta perché teme che così facendo i suoi sentimenti per Dante verrebbero a galla, rischiando l'amizia e anche il posto di lavoro, visto che l'omosessualità tra i vigili del fuoco non è ben accettata. Il romanzo, nella parte iniziale, non manca di omaggiare il lavoro che tutti i pompieri, e le forze dell'ordine in generale, hanno svolto in occasione della caduta delle Torri Gemelle.
Per quanto riguarda le critiche negative, comincio dal linguaggio utilizzato dall'autore, piuttosto rozzo e talvolta rasente il volgare. Ho capito che è un uomo che descrive una storia dove i personaggi principali sono uomini che si vogliono presentare "rudi", ma forse un vocabolario un po' più pulito, in alcune parti, sarebbe stato meglio. Preciso comunque che la cosa non è che mi abbia dato molto fastidio, però certe espressioni andrebbero evitate.
Poi, ho capito che il romanzo vuole essere di genere erotico, tuttavia definirlo tale è un eufemismo in quanto si avvicinava più al porno, per via delle descrizioni di rapporti sessuali molto dettagliati ma soprattutto, e qui riprendo il punto sopra, per i termini utilizzati, da "scaricatore di porto".
Come ho già detto, il libro non mi ha convinta del tutto. A tratti l'ho trovato un po' prolisso, soprattutto perché ho atteso molto affinché Griff si decidesse a confessare i suoi sentimenti a Dante. Ci sono volute molte pagine, molti pensieri ben poco casti da parte del protagonista e alcuni malintesi prima della rivelazione che, per fortuna, non è stata scontata e prevedibile.
Dopo il fantomatico punto di svolta, le cose hanno iniziato a migliorare sempre più, tanto che ora mi aspetto un seguito decisamente migliore di questo primo romanzo.
Una cosa che ho molto apprezzato è l'assenza dei spesso immancabili stereotipi sulle coppie omosessuali. A me questi danno fastidio e sono capaci di rovinare una lettura altrimenti molto piacevole, come del resto è successo un po' con la Calmes, con "Scelta del Cuore" (ripeto che comunque mi è piaciuto). Non mi ritengo un'esperta del genere ma ho notato di preferire gli scrittori piuttosto che le scrittrici, proprio perché nei primi credo ci siano meno luoghi comuni. Tutto dipende dal modo di pensare e vedere di alcune donne, in quanto magari eterossessuali non riescono ad immergersi appieno nella situazione reale delle cose. Ok, questa è una mia opinione che sto cercando di verificare, nei limiti del possibile. In ogni caso ho deciso di leggere ogni opera indipendentemente dal sesso della persona che la scrive.
Concludendo, spero che questo romanzo faccia da apripista ai successivi, ancora tutti da pubblicare, e quindi di trovare un crescente miglioramento. Nonostante tutte le critiche, il libro letto della Calmes mi è piaciuto un po' di più.
VOTO: ***1/2

Titolo: Testa Calda
Autore: Damon Suede
Editore: Dreamspinner Press
Pagine: 372
Prezzo: $ 6,99

sabato 24 marzo 2012

Recensione Magnifica Presenza

Ormai una settimana fa sono andata al cinema a vedere "Magnifica Presenza" di Ferzan Ozpetek (per me è diventato d'obbligo guardarmi tutti i suoi film) e l'ho trovato carino, sebbene non eccezionale. Peccato che non siano stati sviluppati abbastanza i punti migliori.

TRAMA
Pietro, giovane pasticcere siciliano con il sogno della recitazione, è costretto a condividere con la cugina Maria, diversissima da lui, un appartamento a Roma. Quando finalmente trova una sistemazione sua, in un appartamento d’epoca, l’iniziale felicità viene turbata da particolari inquietanti. Risulta presto chiaro che non è il solo “inquilino” dell’appartamento, ma lo spavento lascia pian piano il posto alla curiosità e ad un legame d’amicizia che, per quanto singolare, lo aiuterà ad affrontare momenti difficili

RECENSIONE
Qualche giorno fa sono andata a vedermi l'ultimo film di Ferzan Ozpetek e il mio giudizio è medio: ne' un capolavoro, ne' da buttare.
La storia è un mix di diversi generi: dramma e commedia con qualche picco storico e paranormale. Tutto inizia quando Pietro, un giovane pasticcere che di notte sforna cornetti e di giorno sogna di fare l'attore, barcamenandosi tra un provino e l'altro, si trasferisce dalla Sicilia a Roma in una vecchia casa. Dapprima tutto sembra andare per il meglio fino a che nell'abitazione percepisce delle strane presenze. Inizialmente queste compaiono e scompaiono, poi si mostrano definitivamente. Da qui per Pietro iniziano i guai.
Sebbene questo film sia una nuova sperimentazione per Ozpetek, sfiorando addirittura il soprannaturale, non mancano comunque i soliti elementi che caratterizzano tutte le sue opere (almeno quelle che ho visto io), come, ad esempio, la "Grande Famiglia", dove alla fine vi è l'unione di tutti i personaggi, indipendentemente dalle diversità che ci possono essere, all'interno, appunto, di una grande famiglia, facendo passare le relazioni di coppia in secondo piano. Riunire le differenze è certamente positivo ma io preferirei che si sviluppasse maggiormente la relazione duale fino ad arrivare al gran finale, almeno qualche volta positivo, o perlomeno evitando la ripetitività, cosa che non succede credo mai. La love story (odio questo termine) in genere prosegue e alla fine scompare come se non ci fosse mai stata per dare più spazio alla grande famiglia (Mine Vaganti) oppure finisce con la morte di uno dei due (Il Bagno Turco) oppure questa morte si verifica all'inizio e funge proprio da apri-storia (Le Fate Ignoranti).
Come ho già detto, nel film vi è un mix di generi ma anche di riferimenti. Quelli che ho notato io sono a "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello, per via dei fantasmi che occupano la casa, ad Anna Frank, con il piccolo nascondiglio all'interno dell'abitazione, utile durante la Seconda Guerra Mondiale, vi è poi un omaggio a Greta Garbo offerto dalla Puccini e a Patty Bravo da Elio Germano, il protagonista. Ovviamente, sentendo altri pareri, sembra che ci siano molti altri riferimenti tratti da romanzi e film che io non conosco. Credo che tutto questo voler inserire abbia distolto il regista dagli eventi principali, infatti alla fine sono uscita dalla sala in parte soddisfatta e in parte confusa, chiedendomi dove Ozpetek voleva andare a parare.
A questo punto c'è da dire che il finale e diversi punti della storia non gli ho capiti. O meglio, mi sono un po' schiarita le idee solo ripensandoci. Tuttavia, ancora ora alcuni punti non riesco a spiegarmeli, non hanno molto senso e li trovo non attinenti agli avvenimenti. Dicendo questo mi riferisco soprattutto alla scena dove è presente Platinette (questa volta uomo) nel ruolo di badessa, a capo di un gruppo di travestiti (?) in una sartoria o parruccheria che aiuta il protagonista a trovare una persona, forse è solo una stravaganza messa in piedi dal regista per divertire... non so. Poi, altri punti, come le possibili relazioni del protagonista, sono stati accennati, sfiorati, e poi dimenticati, spostando l'attenzione su altro (la "Grande Famiglia"). Questo problema, come ho già detto, è presente in  tutti i film precedenti che ho visto del regista.
Ciò che invece ho più apprezzato sono state proprio quelle scene, seppur abbozzate, delle relazioni di Pietro e soprattutto il fantasma Luca Veroli alias Andrea Bosca. I punti in cui questo attore è stato presente, in particolare, insieme al protagonista (al risveglio sussurrando parole poetiche), sono pochi, tuttavia in quelli ero incollata alla poltrona con espressione ebete e un sorriso stampato a 32 denti. Il mezzo punto in più che elargisco al film è per questo.
In conclusione, consiglio questo film a patto di non andare al cinema con chissà quali aspettative. E' sicuramente un bello spettacolo con cui passare un piacevole pomeriggio o una piacevole serata e, nonostante tutto, all'uscita della sala lascia una piacevole sensazione e forse il sorriso sulle labbra.
VOTO: ***1/2

Titolo Originale: Magnifica Presenza
Paese: Italia
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 105 min
Canale: Cinema
Uscita: 16 Marzo

lunedì 19 marzo 2012

Recensione: Esbat

E' quasi due settimane che, per impegni vari, ho in ballo questa recensione! Sono contenta di averla finalmente conclusa e spero che per via del tempo che è passato non siano state trascurate alcune mie impressioni. Detto ciò, il primo volume della trilogia di Lara Manni, nonostante i lati negativi, mi è piaciuto e ora che è da poco uscito il terzo libro sto cercando disperatamente di vincerlo a qualche giveaway perché al momento possibilità di acquistarlo non ne ho, soprattutto dopo l'ultima spesa di cui parlerò in un post successivo.
Ricordo infine che tutti e tre i volumi possono essere letti singolarmente.

TRAMA
Arriva. Viene da un altro luogo, da un altro tempo. Hyoutsuki è un demone. È il protagonista di un famosissimo manga di cui l’autrice, la Sensei, sta scrivendo la fine.
Arriva. In una notte di luna piena: perché solo allora si celebra l’Esbat, un rituale potentissimo che mette in contatto due mondi.
Hyoutsuki è bellissimo e spietato. Le fan di tutto il mondo lo adorano. E anche colei che è convinta di averlo creato cede a una passione mortale.
Ma nei riti di sangue che permettono al demone di passare da un mondo all’altro si intromette Ivy. Quindici anni, introversa, solitaria. A scuola Ivy è lo zimbello di compagne e professori, a casa ha una madre che la ignora e l’unico luogo in cui si sente davvero al sicuro è la rete. Ma Ivy ha dentro di sé la forza del cambiamento, perché come il demone anche lei è sulla soglia tra due mondi e sta per trasformarsi in una donna.
Un horror ambientato fra Italia e Giappone: ma anche la storia del doppio passaggio che porta dall’adolescenza all’età adulta. E dall’età adulta alla morte.

RECENSIONE
Qualche settimana fa ho concluso questo primo volume (che si può leggere anche singolarmente) di un una trilogia e nonostante i difetti ho apprezzato l'originalità.
Il presente libro nasce come fan fiction ispirata al manga giapponese di Inu Yasha (che conosco solo per nome) e pian piano se ne discosta.
Esbat è un rituale religioso neopagano che viene celebrato ogni 28 giorni, seguendo il ciclo lunare, in genere la prima notte di luna piena. E' proprio in una di quelle sere che inizia il romanzo con l'improvvisa comparsa, grazie ad un varco tra due mondi che può essere aperto solo in quelle speciali notti in seguito ad un sacrificio, del demone Hyoutsuki davanti alla Sensei, colei che ha scritto la serie di manga, ormai alla conclusione, da cui lui sembra uscito. In realtà il demone spiegherà che lei non ha creato nulla ma semplicemente, inconsapevolmente, si è limitata ad entrare nel suo mondo interferendo negli eventi e descrivendoli nei suoi volumi. L'obbiettivo di Hyoutsuki è quello di costringere la Sensei a cambiare il finale... peccato che, con la propria superbia, commetta un grosso errore che gli sarà fatale.
Come già accennato sopra, ho apprezzato l'originalità dell'autrice che, tuttavia, questa si limita al confronto con altri romanzi che ho letto sul genere e, in generale, che vengono pubblicati di norma dalle case editrici. C'è però da tener presente che il libro è ispirato a una serie di manga molto famosa su Inu Yasha che io non ho letto e quindi non posso dire quanto effettivamente sia la somiglianza. Nonostante ciò, con il proseguire della storia e della trilogia l'originalità sembra emergere.
Poi, un'altro lato positivo è il fatto che Lara Manni è riuscita a mescolare una serie di generi, in particolar modo horror-splatter e urban fantasy, in maniera magistrale, cancellando quella barriera che divide i romanzi Young Adult da quelli Adult. Anche questa per me è una novità.
I personaggi principali sono ben delineati e caratterizzati caratterialmente con i loro pregi e difetti, i punti di forza e di debolezza. Questo vale anche per quelli secondari, come Yobai, l'antagonista per eccellenza del manga, che ho particolarmente apprezzato, soprattutto per la sua ridotta presenza ma incisiva e per il suo lato riflessivo sulla natura umana e demoniaca. Tuttavia, proprio su questi personaggi secondari inizia la mia critica negativa. Innanzi tutto sono troppi, qualcuno l'ho trovato anche inutile; soprattutto i fan maniaci del manga della Sensei a volte sono difficilmente distinguibili, per lo meno quando vengono introdotti o ripresi bruscamente non è facile identificarli nell'immediato.
Poi, la storia sebbene originale e avente tutti gli elementi per essere un piccolo capolavoro, a mio avviso questi non vengono sfruttati appieno. L'inizio è molto coinvolgente e vengono introdotte diverse novità, insomma ti fa rimanere incollato alle pagine, poi, però, ne seguono diverse, piuttosto lente e abbastanza noiose, dove accade ben poco e viene presentata la stereotipata vita di un'adolescente, Ivy, che, tuttavia, avrà la sua importanza soprattutto nei successivi romanzi della trilogia. In questo frangente si parla in maniera più specifica della Wicca (da dove, tra l'altro, è tratto il rituale Esbat). Fortunatamente pian piano la storia riprende con nuovi colpi di scena e con un finale inaspettato ma allo stesso tempo previsto. 
Infine, un'ultimo lato negativo, ma questo del tutto soggettivo, è la mutilazione presente. Diciamo che digerisco meglio le morti che la deturpazione del corpo, per questo stesso motivo a suo tempo ho abbandonato "Alice nel Paese della Vaporità" di Francesco Dimitri, seppur ben scritto. Per fortuna l'aspetto viene trattato con una certa superficialità anche se nei prossimi volumi, da ciò che ho sentito, sarà destinato a protrarsi.
Concludo sostenendo che, nonostante tutto, Esbat è stata una lettura fresca e originale, scritta da un'autrice italiana di talento, e mi auguro si faccia più intensa nel proseguire della trilogia. Ora spero di poter leggere presto il seguito, Sopdet, il quale, ricordo, può essere letto anche singolarmente.
VOTO: ****-

Titolo: Esbat 
Autore: Lara Manni 
Editore: Feltrinelli 
Pagine: 288 
Prezzo: € 16,50

sabato 10 marzo 2012

Recensione Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile (film)

Circa due settimane fa (il 24 Febbraio), dopo aver letto Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile, sono andata al cinema a vedermi il film omonimo e sono rimasta un po' delusa, solo un po' perché già in partenza non mi aspettavo niente di spettacolare. E dire che sul web ho letto anche diverse critiche positive...
P.S. La recensione potrebbe contenere qualche leggero spoiler

TRAMA
Un giorno questo dolore ti sarà utile è il ritratto umoristico e appassionato della New York di oggi, raccontato attraverso gli occhi del giovane James e della sua squinternata famiglia.
La madre Marjorie ha una galleria d'arte dove espone bidoni della spazzatura. Colleziona mariti: ha appena abbandonato il terzo, Mr. Rogers, un giocatore compulsivo, durante la luna di miele a Las Vegas. Il padre Paul esce solo con donne che potrebbero essergli figlie. Al contrario, la sorella Gillian ha una relazione con il suo professore di semiotica e non riesce a innamorarsi di uomini che non abbiano almeno il doppio della sua età. Intanto già prepara le sue memorie, sicura che saranno un best seller.
Solo Nanette, la nonna enigmatica e anticonformista, riesce a comprendere lo spaesamento di un diciassettenne inquieto alla ricerca dell’ identità, sullo sfondo di una New York ricca di personaggi sconcertanti.
La difficoltà di James nell’uniformarsi a una presunta “normalità”, lo porta a commettere gravi errori: entrare in una chat per cuori solitari e proporre un appuntamento al buio al direttore della galleria in cui lavora. O ritrovarsi incastrato in una tragicomica gita scolastica per cervelli superdotati.
Anti-eroe irriverente e politicamente scorretto, James viene mandato in terapia da una life coach di origini cinesi, che pratica metodi decisamente non convenzionali. Dopo un’iniziale diffidenza, finalmente James comincia a rovistare nel suo io per allontanare il pericolo di sprecare inutilmente la propria intelligenza.
E finisce per porsi una domanda alla quale urge dare una risposta: “Se io sono un disadattato, allora gli altri cosa sono?”

RECENSIONE
Sono andata a vedere il film il giorno stesso che è uscito e in sala c'erano solo cinque persone, sottoscritta compresa. Va da sé che, almeno a Verona, ha fatto flop. In realtà neanche a me è piaciuto molto, come del resto ho gradito fino ad un certo punto il libro. Posso definire questa come la pellicola cinematografica più brutta che sia andata a vedere negli ultimi anni, la più brutta perché non mi ha lasciato o fatto suscitare nulla.
La storia racconta dell'ultima estate a casa prima dell'università di un adolescente, James, solitario e incapace di stare con i propri simili. Passa la maggior parte del tempo con la nonna Nanette e la life coach da cui è inizialmente stato costretto ad andare e con cui poi riuscirà a costruire "un'amicizia". Gli eventi centrali sono la disastrosa avventura a Washington e lo "scherzo" in chat architettato da James nei confronti del gestore della galleria d'arte della madre.
Innanzi tutto ho notato come i problemi adolescenziali del protagonista, su cui, per sua stessa ammissione, il regista  Roberto Faenza si è focalizzato, siano trattati superficialmente, senza analisi psicologica, non lasciando nulla all'immaginazione, al contrario di come sono stati gestiti dall'autore del romanzo che almeno da quel punto di vista ha fatto un buon lavoro.
Poi, sempre confrontando libro-film, nel primo la life coach era una psicoterapeuta che aveva con il protagonista un rapporto distaccato e il suo ruolo principale era passivo, cioè quello di far si che James parlasse e riflettesse su sé stesso e sugli episodi di quell'estate, insomma era un pretesto narrativo, sebbene importante, per far andare avanti la storia, nel film, invece, diventa la confidente e l'amica (per non dire qualcosa di più) del protagonista e il suo personaggio ricopre una funzione attiva. Ciò mi ha dato un po' fastidio perché io ero andata al cinema aspettandomi di vedere almeno una parvenza di storia gay, parvenza perché già il libro non è che possa essere definito esplicito in tal senso, ma neanche questa c'è stata visto che una simil-relazione si è sì verificata... ma con la life coach... Avevo comunque già sentito in rete, prima della visione della pellicola, che il regista non aveva evidenziato per niente l'aspetto omosessuale e, fatta eccezione per qualche cenno, non si direbbe minimamente che il film è a tematica gay. Peccato perché tolto ciò non resta altro che un comunissimo e banale filmetto sulla crisi adolescenziale. Niente di straordinario, sebbene la presenza di un cast lodevole.
Parlando proprio dei personaggi, mi è particolarmente piaciuto il protagonista, qui più esplicito e meno contorto (ok, ciò non è proprio un merito visto che la storia si regge proprio su questo punto), di cui nel libro ho provato un po' di antipatia. Davvero una buona recitazione e una gradevolezza nell'aspetto (al contrario che nella locandina). Un'altro personaggio che mi è particolarmente piaciuto (ammetto, soprattutto per la presenza) è la sorella di James, Gillian; alcune sue mise erano davvero fantastiche.
In conclusione, questo è stato un film piuttosto scontato che ha reso banale anche ciò che nel romanzo si poteva salvare, come le riflessioni contorte del protagonista. Sostanzialmente non consiglio la pellicola se non a chi ha letto il libro e ora vuol vedere anche la trasposizione cinematografica e a chi non ha niente di meglio da visionare. Sebbene è definito un film a tematica omosessuale, secondo me "Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile" può vederlo tranquillamente anche chi non è interessato/appassionato al genere. Come ho già detto, c'è solo qualche piccolo riferimento gay.
VOTO: ***-

Titolo Originale: Someday This Pain Will Be Useful to You
Paese: U.S.A., Italia
Genere: Drammatico
Durata: 98 minuti
Canale: Cinema

lunedì 5 marzo 2012

Recensione Scelta del Cuore

Finalmente riesco a postare questa recensione! E' da un po' di giorni che l'ho scritta ma solo oggi sono riuscita a fare l'ultima revisione. Innanzi tutto, per la lettura devo ringraziare Lidia del blog SognandoLeggendo! Poi, nonostante qualche critica (beh, per quanto bello è difficile che un libro sia perfetto), devo dire che "Scelta del Cuore" di Mary Calmes è stato un romanzo stimolante, era da un bel po' che non leggevo qualcosa che mi tenesse incollata alle pagine (o meglio, all'ebook reader).
NB. Ricordo che questo romanzo appartiene alla casa editrice americana Dreamspinner Press che da poco sta facendo tradurre alcuni dei suoi libri omoerotici a dei traduttori italiani. I volumi sono acquistabili esclusivamente in formato ebook direttamente dal sito o anche su Amazon.it.

TRAMA
Come giovane uomo gay – e pantera mannara - tutto ciò che Jin Rayne desidera è un'esistenza normale. Dopo essere fuggito dal suo passato, vuole solo ricominciare da capo, ma la vecchia vita di Jin non vuole lasciarlo andare. Quando i suoi viaggi lo portano in una nuova città, incrocia la strada del capo della tribù di pantere locale. Logan Church è uno shock ed un enigma e Jin ha paura che Logan sia il compagno che teme ed anche l'amore della sua vita. Jin non vuole tornare al suo vecchio stile di vita ed accoppiarsi lo legherebbe irrevocabilmente ad esso.
Ma Jin è il compagno che Logan deve avere al suo fianco perché lo aiuti a guidare la tribù e non rinuncerà a Jin così facilmente. Ci vorranno tempo e fiducia perché Jin scopra la gioia dell'appartenere a Logan e come amare senza freni. 

RECENSIONE
Ho letto questo libro, in formato ebook, tutto d'un fiato, anche se il mio giudizio è un pò contradittorio perché, nonostante l'abbia trovato bellissimo, ho notato comunque diversi punti "fastidiosi".
Il romanzo parla di una pantera, Jin, che viene esiliata dallla propria tribù e proprio per quello che è non vuole avere contatti con altri della sua specie, soprattutto con capibranco (semel). In realtà Jin è un esemplare rarissimo, destinato ad accoppiarsi per sempre con colui che riconoscerà come suo compagno e questi non può essere altri che un semel. Tuttavia, la paura di non essere accettato fa si che fugga al minimo contatto e che non riesca a porre la sua fiducia in nessuno, eccetto sul suo migliore amico, Crane. Tutto ciò finché non incontra Logan Church.
La storia è decisamente molto piacevole e fresca. Sono letteralmente rimasta incollata al mio ebook reader e mentre leggevo non volevo fermarmi, proseguivo dicendomi "questo è l'ultimo pezzo" oppure "finisco la pagina". Era da tanto che non mi succedeva. Tra l'altro c'è da considerare che a me il formato ebook non piace neanche tanto.
Un'altro punto di forza del romanzo è il fatto che la storia non sia stata per niente scontata, prevedibile, e a momenti statici (di sesso) ne sono seguiti di dinamici (decisamente i miei preferiti). Insomma, spesso rimanevo sulle spine, curiosa di vedere come sarebbe proseguita la vicenda, e mentre provavo ad immaginarmelo, ecco dietro l'angolo un colpo di scena che stravolgeva le mie previsioni.
Per giunta la Calmes è quasi del tutto riuscita a farmi amare il genere romance (ok, in realtà quello omosessuale mi ha sempre attirato)!.
Quasi del tutto perché, purtroppo, ho trovato alcuni punti "fastidiosi".
Innanzi tutto in alcune parti mi è sembrato di leggere un romanzo rosa eterosessuale con protagonista una coppia gay invece che di sesso opposto, cioè, mi spiego meglio, ho avuto l'impressione che Jin, da come veniva trattato, invece di un uomo fosse una donna. Insomma, le dinamiche di coppia erano quelle tra un uomo e una donna... una donna a tratti sottomessa ai voleri di lui. Questo è anche il motivo per cui non leggo mai romance eterosessuali. Speravo di non incappare in questo genere nelle stesse dinamiche, anche se qui poi sono riuscita a digerirle meglio (basti pensare che un romanzo rosa tradizionale con il medesimo difetto l'avrei stroncato in pieno). Tutto ciò mi ha fatto un pò riflettere e credo che il problema (che nei libri etero chiamo maschilismo latente) stia nel modo di pensare e vedere le cose di alcune donne, che applicano determinate dinamiche indifferentemente dal tipo di coppia trattato (gay o etero). Ora mi piacerebbe leggere un romance omosessuale scritto da un uomo per vedere la differenza.
Infine, per quanto riguarda i personaggi, beh, penso che si sia già capito come gli ho trovati, per lo meno i protagonisti. In ogni caso un appunto su Jin lo faccio comunque: tutto il branco di Logan, in particolare verso la fine, non fa che dire quanto lui sia importante, indispensabile, che senza di lui non funziona nulla, ecc. e poi chiunque gli si voglia avvicinare deve prima chiedere il permesso a Logan, per non contare che, soprattutto in pubblico, deve sottomettersi e stare agli ordini del suo compagno... come del resto fanno le donne nei romanzi rosa. Gli altri personaggi, invece, mi sono piaciuti, in particolare quello che avrebbe dovuto fare la parte del "cattivo"... alla fine l'ho quasi preferito... avrei voluto fosse lui il protagonista, insieme alla sua dolce (e inconsapevole) metà.
In conclusione, nonostante alcuni "particolari" a mi avviso non particolarmente positivi, ho comunque apprezzato molto il romanzo e spero venga presto reso disponibile il seguito... e magari anche altre serie dell'autrice. Mi spiace solo che questo tipo di libri (romance gay mescolato ad altri generi) non vengano pubblicato anche in Italia da una delle nostre case editrici.
VOTO: ****+

Titolo: Scelta del Cuore
Autore: Mary Calmes
Editore: Dreamspinner Press
Pagine: 264
Prezzo: $ 6,99

lunedì 27 febbraio 2012

Recensione: Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile

Ho concluso questo libro appena in tempo per il film. Sinceramente mi sarei aspettata qualcosa di più, più che altro la trama è stata piuttosto ingannevole. In ogni caso sono già andata al cinema e presto arriverà la recensione anche della trasposizione cinematografica. Anticipo già che non è stata migliore del romanzo.
P.S. Con l'uscita del film la casa editrice Adelphi ha deciso di pubblicare una nuova edizione del libro con la cover presa da una delle scene del suddetto.

TRAMA
James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d'altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell'artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un'alternativa all'università ("Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché"), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite - la lettura e la solitudine -, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio...

RECENSIONE
Il 23 Febbraio, il giorno prima dell'uscita del film, ho concluso Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile e anche del presente romanzo, come di altri libri che ho letto precedentemente, non sono stata pienamente soddisfatta.
In pratica narra le vicende dell'ultima estate a casa, prima dell'università, del protagonista, James, ragazzo spesso definito disadattato perché preferisce rimanere da solo piuttosto che stare con i coetanei, tra sedute psicoterapeute, visite alla nonna, Nanette, riflessioni e disagi adolescenziali e scherzi poco graditi.
Innanzi tutto comincio col dire che la trama è piuttosto fuorviante, nel senso che sembra che il fulcro delle vicende siano gli incontri in chat tra John, il gestore della galleria d'arte della madre del protagonista, e James. Almeno questo è quello che ho pensato acquistando il libro. Niente di più sbagliato!. Tra i due ci sarà solo un episodio, relativamente rilevante, o meglio, rilevante solo per la crescita del protagonista (si tratta di un romanzo di formazione). Ciò mi ha piuttosto delusa, ho atteso tutto il tempo per qualcosa che non si è mai verificato.
Inoltre, il libro racconta gli avvenimenti di un'estate, un'estate piuttosto noiosa! Di fatto, a parte l'episodio con John, non è successo niente. Su questo punto alla fine del romanzo sono rimasta interdetta e mi sono chiesta: tutto qui?
Per quanto riguarda i personaggi, non gli ho trovati molto approfonditi ma forse ciò è normale, nel senso che erano descritti dal punto di vista del protagonista e questo, essendo piuttosto chiuso in sé stesso, non si è soffermato molto a capire chi gli stava attorno. James, tuttavia, a volte, nel suo voler apparire superiore agli altri, l'ho trovato piuttosto irritante e infantile, soprattutto con la psicoterapeuta.
Quello che, invece, ho preferito maggiormente sono le riflessioni velate e abbastanza impegnate sul mondo dei giovani, proprio di quel protagonista che a volte non mi è piaciuto (quindi non è che James mi sia stato totalmente antipatico, solo a volte). Queste hanno fatto si che continuassi la lettura abbastanza interessata.
Infine, mi è piaciuto anche lo stile scorrevole e fresco dell'autore che mi ha permesso di leggere il romanzo velocemente, facendomi pesare meno di quel che avrebbe dovuto la mancanza di azione e di quei momenti "piccanti" che mi sarei aspettata leggendo la trama.
In conclusione, col senno di poi, posso affermare che il titolo ci sta proprio, anche se potrebbe scoraggiare la lettura. Consiglio questo romanzo a chi è interessato ad una lettura riflessiva, senza aspettarsi chissà quali avvenimenti.
VOTO: ***

Titolo: Un Giorno Questo Dolore ti Sarà Utile
Autore: Peter Cameron
Editore: Adelphi
Pagine: 206
 Prezzo: € 10,00

sabato 25 febbraio 2012

Recensione Stir Fry

Finalmente il periodo esami è finito e posso tornare alla carica con le letture, cosa per altro che sto già facendo. In ogni caso, tra un esame e l'altro, molto lentamente, sono riuscita a leggermi Stir Fry di Emma Donoghue e proprio ora ho finito di recensirlo.
P.S. La trama qui sotto è da me tradotta perché quella ufficiale italiana è troppo ridotta e non dice praticamente nulla.
P.P.S. La recensione potrebbe contenere qualche spoiler

TRAMA
Volitiva, timida e piena di vaghi sentimenti femministi, Maria,17 anni, ha lasciato la sua piccola città per iniziare l'università - e quella che spera sarà una vita emozionante piena di romanticismo - nella contemporanea Dublino. A Dublino condivide un appartamento con due studentesse più vecchie di lei. Come la maggior parte degli studenti del primo anno, Maria è alla ricerca della propria identità e, quando scopre che le sue coinquiline sono lesbiche e amanti, metterà in discussione la propria sessualità.

RECENSIONE 
L'altro ieri ho concluso questo libro e mi aspettavo un po' di più, ha cominciato a prender vita solo verso le ultime 50 pagine... forse sarà che amo i libi con un po' di movimento.
Questo è un romanzo di formazione e racconta i primi mesi di università (fino a capodanno) di Maria, un'inesperta ragazza di provincia che si reca nella grande Dublino conservatrice dei primi anni '90 per studio. Una delle prime incombenze è quella di cercarsi un appartamento da condividere, quando nella bacheca universitaria gli appare uno strano annuncio. Un po' titubante contatta il numero lasciato e visita la casa dove trova due ragazze ormai adulte che frequentano l'università per hobby. Loro sono Ruth, 24 anni, femminista attiva che per Maria diventerà 'madre adottiva' e Jael, 30 anni, ribelle e scansafatiche. Poco dopo in questo appartamento vi si trasferisce e comincia a convivere con le due strane 'amiche'. Strane perché tra le due vi è un feeling che Maria all'inizio scambia per amicizia ma così non sarà. Alla fine tutte e tre usciranno trasformate da questa esperienza.
Sopra ho detto che mi spettavo di più, nel senso che andavo avanti nella lettura attendendo il punto in cui le cose si sarebbero smosse, invece leggevo dell'ambientazione nell'università di Maria, delle sue nuove amicizie che alla fine non hanno avuto alcun ruolo negli eventi principali, del suo amore non corrisposto e solo qua e là si inserivano le due coinquiline, in realtà al centro della storia. C'è qualche indizio che fa presagire qualcosa tra Ruth e Jael, anche se non si sa bene cosa, solo a partire dalla seconda metà del romanzo e tutto culmina, come ho già detto, nelle ultime 50 pagine. Lì i toni si accendono e finalmente escono di scena i personaggi secondari, concentrandosi sulle due coinquiline e su Maria stessa.
La conclusione è piuttosto inaspettata ed enigmatica, diciamo che lascia spazio alla fantasia, e ciò a me è piaciuto molto, forse è anche la parte più toccante del romanzo, tra cose dette, non dette e sottintese.
Per quanto riguarda i personaggi, come ho già detto, ce ne sono alcuni, precisamente tre, che sono macchiette, nel senso che non sono ben delineati e utili alla storia. Questi sono: Galway, l'amico timido americano di Maria che compare ogni tanto, Yvonne, l'amica a mio avviso ottusa e superficiale, anch'essa scomparsa ad un certo punto della storia, e Damien, il ragazzo riservato che Maria ogni tanto scruta e con cui gioca a biliardo. Per quanto riguarda le coinquiline, si delineano durante la narrazione. Jael inizialmente mi piaceva ma con l'andare avanti del libro mi è risultata sempre più antipatica e stronza, incurante dei sentimenti degli altri. Ruth è il personaggio che ho preferito, in particolar modo sul finale, è soprattutto lei a svelare sorprese ed è anche il personaggio chiave della tenera conclusione (almeno secondo la mia interpretazione). Si potrebbe leggere il romanzo solo per questa!. Infine, per quanto riguarda Maria, sono partita con pregiudizi negativi nei suoi confronti ma poi si è rivelata una ragazza interessante, riflessiva e soprattutto disposta a rompere con la tradizione, nonostante sia circondata dal conservatorismo.
In conclusione, questo romanzo non è certo un capolavoro ma lo si può tranquillamente leggere per svago. Ora penso che acquisterò il libro di favole, "Il Bacio della Strega", che ha scritto sempre quest'autrice, sperando che in futuro in Italia ci siano altre sue pubblicazioni... in fondo Stir Fry è stato il suo romanzo d'esordio!
VOTO: ***

Titolo: Stir Fry
Autore: Emma Donoghue
Editore: Il Dito e la Luna
Pagine: 224
Prezzo: 16,00

sabato 4 febbraio 2012

Recensione Sherlock

Era da un po' che non guardavo una serie tv e, incuriosita dalle ottime critiche, mi sono dilettata un po' con questa, una puntata a notte. Tuttavia, sebbene Sherlock l'abbia trovata abbastanza carina, non mi ha soddisfatta pienamente, non mi ha fatto desiderare, appena terminato un episodio, di guardare il successivo.

TRAMA 
La serie è un libero adattamento dei romanzi e dei racconti di Conan Doyle con protagonista il detective Sherlock Holmes e il suo amico e assistente, il dottor John Watson: le avventure dei due si svolgono però nella Londra odierna.
Watson è un reduce della guerra in Afghanistan e deve ancora ritrovare il suo posto nella società civile. Quando un amico gli suggerisce di trovarsi un coinquilino con cui dividere le spese di un appartamento, si ritrova a vivere con l'eccentrico Holmes.

RECENSIONE
Una settimana fa ho finito di vedere la mini serie tv (tre puntate da 90 minuti circa) della rivisitazione moderna di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle ed è stata abbastanza piacevole, anche se mi aspettavo qualcosa di più.
Il protagonista è un giovane detective privato, o come ama definirsi lui un "consulente investigativo", che con il suo fido assistente John Watson, un ex medico militare, indaga su quei casi che la polizia non è in grado di risolvere.
Premetto che su Sherlock Holmes ho letto solo "Il mastino dei Baskerville", qualche storia apocrifa e alcune notizie su wikipedia, quindi non sono certo un'esperta del personaggio e delle sue avventure.
Andando per ordine, il primo episodio si intitola "Uno studio in rosa" ed è liberamente tratto dal primo romanzo di Doyle, "Uno studio in rosso". L'episodio narra le vicende di un serial killer che uccide le sue vittime in modo che sembrino suicidi. Questa è stata anche la puntata che ho preferito, soprattutto per le atmosfere cupe e per la freddezza e il piglio aristocratico di Sherlock. Inoltre, con mio grande piacere, dall'inizio alla fine, si è cercato, attraverso sottili allusioni, di far capire il velato orientamento omosessuale del protagonista e, anche se con minor successo, di Watson.
La seconda puntata, "Il banchiere cieco", racconta il caso di un'organizzazione criminale cinese, il Loto Nero, giunta a Londra per riprendersi un 'tesoro' che aveva precedentemente rubato e che uno dei suoi trasportatori si era voluto tenere. Visto che per i trasporti utilizza più persone, due sono i possibili sospettati e quindi decide di sbarazzarsi di entrambi, nonostante ciò il tesoro non lo trova. Nel frattempo Sherlock viene incaricato di indagare sulle due misteriose morti... Questo, invece, è l'episodio che mi è piaciuto di meno. C'è meno azione e il personaggio di Watson qui appare, a mio avviso, piuttosto irritante, ricoprendo appieno il ruolo di fido cagnolino frustrato di Sherlock. Inoltre, vi fa la sua comparsa colei che sarà la fidanzata di John, sebbene per pochissimo tempo, la pediatra Sarah. Io dico: che bisogno c'era di inserirla, è solo una fonte di distrazione, inoltre, verso la fine dalla puntata, lei, persona qualunque, riuscirà a notare un particolare decisivo a cui nemmeno Sherlock aveva fatto caso (quanto mi ha irritata in quel momento...). Ciò voleva essere un modo per renderla utile?.
Infine, la terza puntata si intitola "Il grande gioco", e qui compare per la prima volta di persona Moriarty, l'acerrimo nemico di Holmes, negli altri episodi solamente nominato. Tutto inizia con il recapito a Sherlock di un cellulare, identico a quello presente nell'indagine del primo episodio, da cui viene contattato dalle vittime di un bombarolo, le quali sono tenute a dare alcuni indizi sul caso che il detective deve affrontare e quanto tempo ha per risolverlo prima di queste saltino in aria. In pratica questa puntata è una corsa contro il tempo, dove il protagonista deve risolvere più casi per salvare le vittime, per scoprire alla fine chi sta dietro a tutto questo. Qui appare all'inizio dell'episodio, e non so per quale scopo, Sarah. Per fortuna poi non si vedrà più e pare sia presente solo nella prima stagione. Ciò e la mancanza di un'adeguata atmosfera cupa (forse sarebbe stato meglio ambientare il tutto di notte) hanno fatto sì che, sebbene la più che buona costruzione della trama e degli intrecci, l'episodio non arrivasse a superare il primo che rimane il mio preferito.
In conclusione, ho apprezzato molto il fatto che la mini serie abbia rispettato i personaggi inventati da Doyle, non stravolgendoli, e a tal proposito mi riferisco soprattutto a Sherlock Holmes, distaccato e aristocratico (in particolar modo nella prima puntata) sebbene trapiantato nel ventunesimo secolo. Nonostante ciò non mi ha coinvolto come mi aspettavo. Spero che nella seconda stagione, con l'entrata di Irene Adler, le cose diventino più interessanti.
VOTO: *** 1/2

Titolo Originale: Sherlock 
Paese: Regno Unito
Genere: Giallo, Drammatico
Stagioni: 3+
Canale:
Italia 1
Puntate: 3

domenica 29 gennaio 2012

Recensione Folle Estate

La lettura di Folle Estate è stata molto travagliata per il fatto che, ad un certo punto, ho dovuto sospenderla per studiare per gli esami. Nel complesso è stato un romanzo leggero ma dai temi piuttosto impegnativi, costellato da pregi e difetti. Questi ultimi, tuttavia, possono essere in parte dovuti al fatto che lo scrittore è un esordiente e questo è stato il suo primo romanzo pubblicato.
P.S. Nella recensione (forse) potrebbe esserci qualche spoiler.

TRAMA
La folle estate è quella di Silvia, insegnante in un liceo statale e nella scuola privata di proprietà familiare, e di Samuele, poliziotto a suo modo "integerrimo". I due amanti vivranno avventure fuori del normale, tra corse di cavalli, tesori trafugati, truffe e leopardi "da compagnia".
Un romanzo particolare che parla di un mondo "pazzoide" di personaggi curiosi e al di fuori della legalità, di problemi scottanti e ancora attuali come le Brigate Rosse e la Banda della "Uno" bianca, il tutto condito dai ragionamenti originali e dotti dell'autore, in una scrittura pantagruelica e mista, di gaddiana memoria.

RECENSIONE
Finalmente riesco a scrivere la recensione!. Il libro in questione non è tra i soliti che leggo, nonostante ciò mi è piaciuto abbastanza.
La storia è incentrata sull'estate del 1997 della coppia costituita da Samuele e Silvia. Lui è un vice commissario tifoso sfegatato della Juventus, lei un'insegnante in un liceo statale e in una scuola privata di proprietà della famiglia, entrambi hanno una visione della legalità altamente discutibile. Il romanzo è suddiviso in quattro capitoli che equivalgono a quattro parti distinte.
Il primo capitolo è incentrato sugli ultimi giorni di lavoro di Samuele, impegnato nelle indagini di un caso di rapimento in cui, si scoprirà in seguito, è coinvolto anche un vescovo, e sulla gara di corsa di Silvia tenutasi a Milano. Già un prima critica la si può fare all'inizio. Ho capito l'intenzione di costruirlo in medias res, calando il lettore nel bel mezzo della vicenda, ma, anche per il fatto che alcuni personaggi si identificano con nomi in codice, disorienta e non si capisce bene cosa stia succedendo, perdendo, così, le informazioni iniziali. Devo dire che la prima parte "investigativa" è quella che mi è piaciuta di più, soprattutto quando si parla della "Uno" bianca (vista anche l'attuale semilibertà concessa a Occhipinti), insieme alle ultime trenta pagine dedicate al caso Moro. La successiva gara di corsa di Silvia, tuttavia, mi ha un po' annoiata, forse per via del fatto che di ippica ne so poco e quella descritta è, invece, una parte piuttosto tecnica. Inoltre, secondo me, qui emerge il carattere forte ma anche abbastanza arrogante di lei e quello sottomesso di lui.
Il secondo capitolo parla, invece, della vacanza a Coriano, in Emilia Romagna, della giovane coppia. Questa è anche la parte centrale del libro dove mi sono segnata alcuni punti da riportare. Prima di ciò, è doveroso fare una piccola premessa: Silvia e Samuele (e l'autore) sottolineano come, purtroppo, viviamo in un mondo corrotto e, a confronto, i nostri piccoli illeciti sono quasi giustificabili. Al di là del fatto che questa conclusione può essere più o meno accettata, i protagonisti, ad un certo punto, cercano di giustificare ciò che fanno in un modo non troppo efficace. Ad esempio: "Tu, che per far prendere il diploma ai somari raglianti ne combini di tutti i colori e ne fai combinare di tutti i colori anche a me, ora ti metti a fare la moralista?!". "Nelle nostre scuole facciamo prendere il diploma a tanti ragazzi, dando loro molte più opportunità per quel che riguarda l'inserimento nel mondo del lavoro, e offriamo un'occupazione a persone che altrimenti, malgrado la laurea, si ritroverebbero disoccupate o con un impiego inadeguato alle loro capacità professionali, visto che con la nostra situazione demografica avere una cattedra nella scuola pubblica è diventato molto difficile. Tutti i professori che lavorano da noi stanno in regola e non gli versiamo i contributi solo per paura delle 'beccate dei canarini', ma perché siamo contro il lavoro sommerso. [...] Per quel che concerne le facoltà umanistiche, visto che poi molti son andati a insegnare, ciò ha prodotto una catena di asini, ma credo che non abbia ucciso nessuno; per quanto riguarda invece quelle scientifiche, temo che qualche decesso l'abbia causato e lo causerà" (pp. 166-167). Inoltre, nel romanzo viene descritta un'opulenza a mio avviso irrealistica. Specificando questo punto, sembra che la stragrande maggioranza degli italiani siano benestanti, tanto che si parla di milioni (di lire) come fossero caramelle, anche a portata di bambino: 'Scartato il regalo, Emilia [una bambina] volle subito collaudarlo e pretese anche la sostituzione delle fiche da gioco con soldi veri, provocando l'alleggerimento di molti portafogli. Prima che il senatore decidesse di andarsene sua figlia aveva vinto più di un milione!' (p.172).
Il terzo capitolo narra la visita della coppia ad un 'malavitoso', denominato lo 'Scienziato', amico del vice commissario Samuele, a San Lorenzo in Campo. Il paese sembra il regno dei matti e degli ubriachi, dal benzinaio tirchio, al prete donnaiolo, passando per il cugino alcolizzato dell'amante dello Scienziato. Sostanzialmente questa è la parte più breve e forse anche la meno interessante.
Il quarto capitolo determina la conclusione dell'estate. Qui la giovane coppia si reca a Milano dalla zia di lei, Sabrina, per assistere alla gara di ippica a San Siro. Prima della manifestazione, però, Sabrina chiede a Samuele e a Silvia di aiutarla a rimettere insieme una coppia che lei ha contribuito a distruggere. Qui non posso non sottolineare il mio disappunto nell'assoluta semplicità irrealistica di risoluzione della faccenda. "Se provassi che scopa con un altro, potreste arrestarla per adulterio. Non è vero?" "Allora prima dovrei arrestare anche lei, visto che ha una relazione extraconiugale" gli disse sorridendo. Ma io sono un uomo e lei è una donna!". "Questo cosa significa?". "Per la legge qualcosa significa! Mia zia è andata dentro per adulterio!!". [...] Il Fascismo riteneva la donna importante quasi soltanto per le sue virtù domestiche, ma ormai è un pò fuori moda! [fuori moda??? e basta???] [...] "Non pensi che per il bene di voostra figlia sia il caso di ricucire il vostro rapporto?". "Mi ha tradito troppo spesso, io l'ho fatto per ripicca soltanto una volta e quando l'ha saputo mi ha mandata all'ospedale!! Mi ha picchiata anche altre volte, a casa ho un fascicolo di cartelle cliniche alto come un vocabolario". [...] "Ascolta cosa ti propongo: tu dai le tue cartelle cliniche a Samuele, lui va da Marco e gli fa un bel discorsetto. Credo che di fronte allo spettro di un soggiorno a San Vittore, se tornaste a vivere insieme, lui ci penserebbe due volte prima di picchiarti". Rosalba dopo tre giorni di titubanza accettò la proposta di Silvia ed il loro matrimonio proseguì a gonfie vele. [sèèèèèè...] (pp. 283,285). Purtroppo di vicende così eccessivamente semplificate ne ho trovate altre. Infine, si passa alla seconda parte del capitolo, che preferisco, dove si parla del caso Moro, speculando sul probabile svolgimento del rapimento, includendo la possibilità che l'assassino, Mario Moretti, non fosse un brigatista ma un infiltrato per conto del governo. Prendendo spunto da questa vicenda, come ho già anticipato, il romanzo si conclude con una "morale" (visto come i potenti sono corrotti, cosa serve che noi ci comportiamo secondo giustizia?) che può essere più o meno condivisa.
Ora, una critica che si estende per tutti i capitoli, sta nel fatto che si passa da una situazione e un argomento all'altro senza uno stacco narrativo di introduzione, o meglio, c'è, ma spesso di un riga soltanto e successivamente vi è il dialogo tra i protagonisti della scena seguente. Di solito il cambiamento di situazione è anche "fisico", nel senso che è presento uno spazio bianco, e comunque i passaggi non sono così bruschi. Devo dire che è la prima volta che trovo questo difetto e quindi l'ho notato molto.
Poi, ho visto un'analisi psicologica dei personaggi poco approfondita. Si è puntato il riflettore sugli eventi narrati dimenticandosi un po’ di chi li vive.
Un'ultima critica, già letta in altre recensioni di questo libro, va al linguaggio usato: a volte inappropriatamente aulico. Ciò lo si può notare già dalla trama.
In conclusione, nonostante abbia qui sopra evidenziato i lati negativi, il libro è stato abbastanza piacevole, soprattutto dove si è cercato di inserire alcune "nozioni erudite", anche se, ammetto, non tutte di facile comprensione per gli ignoranti in materia. Detto ciò, è da considerare che questa è l'opera prima di un esordiente e quindi c'è sempre tempo per migliorare.
VOTO: ***

Titolo: Folle Estate
Autore: Giulio Pinto
Editore: Albatros
Pagine: 360
Prezzo: € 19,50

giovedì 15 dicembre 2011

Recensione The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte I

Ho impiegato quasi una settimana a scrivere questa recensione perchè avevo da dire molte cose e l'università mi ha portato via un sacco di tempo, e il bello deve ancora arrivare...
In ogni caso, la prima parte di Breaking Dawn non mi è piaciuta molto, troppo adolescenziale e superficiale... e soprattutto noiosa!
P.S. La recensione contiene qualche spoile.

TRAMA
Dopo il loro matrimonio, Bella ed Edward partono per la luna di miele, dove finalmente danno sfogo alle loro passioni.
Durante questo viaggio Bella scopre di essere incinta. Per via del fatto che il bambino è metà umano e metà vampiro, la gravidanza va avanti velocemente tanto da mettere in pericolo la vita di Bella. Edward soddisfa così il suo più grande desiderio e la trasforma in vampiro pur di salvarle la vita.
Dopo essere venuti a conoscenza nella nuova arrivata, i Volturi partono alla ricerca della bambina e dei Cullen perché credono che Resmee sia una minaccia per tutti loro. Lo scenario è pronto e la battaglia invitabile.

RECENSIONE
Io sono andata a vedere la prima parte di Breaking Dawn circa due settimane fa e ne sono rimasta profondamente delusa... ma, d'altra parte, cosa mi potevo aspettare di più?
Tutto inizia con la distribuzione degli inviti di nozze della coppia protagonista: Bella Swan e Edward Cullen. Tutti sono felicissimi e la famiglia di lui si prodiga nei preparativi, affinché ogni cosa sia perfetta. L'unico con i piedi per terra che nutre qualche dubbio su questa unione, anche se passivo, è il padre di lei, in primis per il fatto che la sposa ha solo 18 anni. In seguito c'è il matrimonio, in cui fa una comparsata, tra gli invitati, anche Stephenie Meyer. Per la sposa più che il giorno di nozze, sembra il giorno della sua esecuzione, ma tutto passa con la visitina finale del suo amico lupo e la successiva luna di miele sull'isola di Esme. I due sposini, dopo una "notte di fuoco", passano i giorni successivi tra bagnetti al torrente e partite a scacchi, una noia mortale, evitando accuratamente di toccarsi. Il danno però è fatto, infatti dopo quattordici giorni i due devono tornare in fretta e furia a casa perché Bella si sta gonfiando inspiegabilmente a vista d'occhio. Il ventre le si gonfia sempre più mentre tutto il resto del corpo diventa ancora più scarno e ciò non piace ad Edward e nemmeno al suo amico lupo, Jacob, perché ciò la sta uccidendo. Intanto, tutto questo lo viene a sapere anche il branco e si scatena il putiferio, o almeno è quel che ci si aspetta, perché alla fine, prima che tutto sia iniziato, ci penserà lo stesso Jacob a fermarlo, avendo avuto l'imprinting (un cosiddetto "colpo di fulmine") con la piccola che Bella, trasformata in vampiro un attimo prima di morire definitivamente, nel frattempo ha partorito. E qui finisce la prima parte di Breaking Dawn, salvo la comparsata finale, dopo i titoli di coda, dei Volturi che, ricevendo la notizia della nascita della bambina, decidono di far una visitina ai Cullen... ma tutto ciò nella prossima puntata.
Ora, quello che ho raccontato è quello che succede nel film, niente di più, niente di meno. Vale a dire ben poco! Quando la proiezione è finita e in sala si sono accese le luci, io sono rimasta alquanto interdetta chiedendomi "è tutto qui?", ho atteso qualcosa che mi catturasse, mi sorprendesse, per tutto il tempo e solo negli ultimi dieci minuti ciò è arrivato... e prima? Semplicemente la narrazione con le immagini della prima parte del libro di Breaking Dawn. Di solito, quando si va a vedere al cinema una trasposizione di un romanzo, ci si aspetta di guardare un film che, sì, riprende il libro, ma che sappia anche andare oltre, ci sia un minimo di originalità, si veda l'impronta dello sceneggiatore. Qui non c'è niente di tutto questo.
Poi, un'altra critica, legata alla precedente, la faccio alla durata della trasposizione: ben 117 minuti! Francamente io non gli ho minimamente percepiti. Quando sono uscita dalla sala ho inizialmente pensato che il film fosse durato poco più di un'ora. Secondo me tutto il romanzo poteva essere narrato in un'unica pellicola perché di avvenimenti, complessivamente, ne avvengono ben pochi. Nella prima parte di Breaking Dawn (nel film s'intende) vi è il matrimonio che dura mezz'ora e il viaggio di nozze altrettanto, consistente, come già detto, in un minuto di sesso censurato e per il resto bagni alla cascata e partite a scacchi. Tutti il rimanente verte sulla dolorosa gravidanza di Bella. Vige la piattezza e un "cattivo", presente sempre in ogni storia che si rispetti, assente, nonostante provano a svolgere tale ruolo, verso la fine, il branco di lupi, peccato che il loro impegno sia piuttosto scarso. Quindi, bastava compattare il tutto e magari sarebbe riuscito qualcosa di meglio. Se con Harry Potter la divisione in due parti è riuscita, con Breaking Dawn fallisce... e si vede ampiamente l'operazione commerciale di raddoppiare l'incasso che ci sta sotto, altro che 'c'erano troppe cose da raccontare'...
Ci sarebbe da valutare anche i valori tradizionalisti e, a mio avviso, sbagliati, che il film propina alle adolescenti: matrimonio in giovanissima età e gravidanza precoce, accolte con entusiasmo (in realtà per vedere i risultati di quest'ultima bisogna aspettare l'uscita della seconda parte della pellicola ma non temete, sarà sicuramente così). Tuttavia, si sa l'origine mormone della Meyer e quindi non c'è molto altro da dire, insomma, critiche su questo ne ho fatte per tutti i precedenti film.
Poi, per quanto riguarda gli attori, anche qui non ci sono miglioramenti, Robert Pattinson (alias Edward Cullen) sembra peggiorare (soprattutto di aspetto) sempre più e Kristen Stewart (Bella Swan), beh, considerando che tutto ruota sull'amore romantico, anche se superficiale, dovrebbe mostrare qualche sorriso ed espressione felice in più. Nonostante tutto, ho stranamente notato un certo miglioramento da parte di Taylor Lautner (Jacob) per quanto riguarda la recitazione, magari sta crescendo (l'ho sempre considerato un bamboccione).
In conclusione, penso che, con tutta quell'attesa che c'è stata, il film sia stato il più brutto dei quattro, almeno negli altri c'era più azione, qui sembra essere tutto un'introduzione a un qualcosa che deve ancora succedere. La giusta atmosfera e il vero spettacolo, come ho detto, si riassumono negli ultimi dieci minuti, soprattutto con la suggestiva trasformazione di Bella, e il mezzo voto in più che ho messo va proprio a questo. Ora, avendo letto il libro, posso già immaginare quale sarà il ritmo della prossima pellicola: grandi preparativi e attesa del nemico fino al conclusivo "dialogo diplomatico" per risolvere le questioni, e nessuna battaglia. Per quanto mi riguarda, ho fatto trenta, perché non fare trentuno?... quindi mi andrò a vedere anche l'ultima parte.
VOTO: **1/2

Titolo Originale: The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part I
Paese: U.S.A.
Genere: Drammatico, Romantico, Thriller, Horror
Durata: 117
Canale: Cinema