P.S. Ho cercato di fare meno spoiler possibile... spero di esserci riuscita. Nelle citazioni, dove ci sono gli asterischi, vuol dire che ho omesso un termine spoileroso.
TRAMA
La Terra come la conosciamo è cambiata, è cambiato il suo aspetto e la sua popolazione: a Nuova Eyropa, oltre alla Razza Umana, vivono la Razza dei Lupi Grigi e la Razza delle Tigri Bianche, uomini in grado di trasformarsi nei rispettivi animali e in conflitto tra loro da più di cento anni.
Shayl’n Til Lech, cresciuta come Umana in un orfanotrofio, impara a conoscere la povertà, a combattere con i pugnali e a odiare e temere i Lupi, le Tigri e la loro guerra. Gli occhi di Shayl'n hanno una strana colorazione, che lei crederà sia solo un brutto scherzo del destino, fino a quando non verrà rapita da un gruppo di Tigri Bianche. Con loro dovrà affrontare la sua natura di Mezzosangue, la sua eredità nascosta per anni, il potere del suo sangue e della sua mente, la disperazione della morte, le ragioni della guerra e le mille sfaccettature dell'amore.
Attraverso territori ammantati di neve, deserti sabbiosi, città vecchie e nuove, dovrà lottare per se stessa e per le persone che ama con ogni mezzo: pugnali, pistole, artigli, seduzione e sentimenti.
RECENSIONEHo iniziato Nuova Terra con qualche riserva, per via della parte romance che sapevo di trovare, e l'ho concluso, nonostante tutto, abbastanza soddisfatta e comunque piacevolmente colpita da una storia ben costruita e mai banale.
Il romanzo è ambientato in un futuro devastato da un secolo di terremoti e da un'altrettanto secolare guerra tra due razze, i Lupi Grigi e le Tigri Bianche, geneticamente modificate, inizialmente per superare con più facilità gli eventi catastrofici che avrebbero sconvolto la Terra così come la conosciamo. Le Tigri vogliono l'indipendenza mentre i Lupi, più numerosi, non sono intenzionati a concedergliela in quanto temono la forza delle prime. A fare le spese di questa guerra sanguinosa sono gli Umani. Tra questi è cresciuta la protagonista, Shayl'n Til Lech, destinata ad essere rapita dalle Tigri Bianche e a fermare il conflitto. Lungo il percorso non mancherà comunque il nascere e lo svilupparsi di una storia d'amore dai sapori proibitivi.
Comincio subito con le critiche negative. Queste si concentrano in particolare su due punti (ok, in realtà ce ne sarebbe un terzo, cioè alcune parti eccessivamente romantiche che distraggono un po' dall'azione, ma non amando a priori questo tipo di romance mi concentro su altro): vena maschilista e a volte eccessiva religiosità (a dire il vero anche questi, come tutti, sono punti di vista piuttosto personali).
Cominciamo dal primo. Ho letto diverse recensioni, tutte molto entusiastiche, e nessuno sembra aver notato una certa visione maschile. Forse perché a determinate cose siamo talmente abituate che non ci si fa più caso (basta leggere certi rosa...) o forse ciò è dovuto al contesto, oppure sarò io che, soprattutto in questo periodo, sono molto attenta a certe cose. Shayl'n Til dovrebbe essere colei che determinerà la fine dei conflitti tra i Lupi Grigi e le Tigri Bianche, cioè una persona di un certo livello e trattata come tale, invece prima viene rapita e tenuta prigioniera senza alcun riguardo, schernita a volte in modo rozzo dai suoi aguzzini, come può accadere con una prigioniera donna e per di più attraente (con un uomo certe scene sono un po' irrealistiche), poi va in battaglia e come minimo dovrebbe avere una qualche voce in capitolo sulle decisioni strategiche da prendere, visto che viene trattata da tutti con deferenza, invece a volte è considerata come un qualcosa in più, come una mascotte: "A me non importa un accidenti, se morite per dei vostri problemi", stava sbraitando. "Mi importa, invece, se fermate la marcia per delle scaramucce tra donne." (p. 285) Di potere ne ha ben poco, ne dimostra un po' solo se viene spalleggiata dal suo bello. Successivamente ritorna a valere meno di niente, ma qui il contesto è cambiato e anche gli usi e i costumi, tanto che 'pensare' è un lusso non concesso alle donne, per lo meno a quelle come lei: "Penso...", provai a dire, "penso che non mi interessi affatto sapere cosa lei desidera." Nessuno qui ti chiede di pensare. Ti chiedo solo di dire sì a un *****" (p. 345) e poi "Voglio solo andare via da qua, avere una possibilità per entrambi. Non ho preso questa decisione con leggerezza, non voglio ferire Shiire Raja e non voglio ferire te. Io non l'avrei fatto se tu non fossi stato qui, se non fossi stato vivo. Ma sei qui, lo siamo entrambi e lo sai che io voglio di più, lo hai sempre saputo" (p. 382) (l'ho trovata solo io la contraddizione in questa citazione? Prima dice che senza di lui non avrebbe fatto nulla e poi sostiene di aver sempre voluto di più...). Infine ritorna libera e si mette alla ricerca di qualcuno abbastanza influente sostenente la propria causa. Quando si arriva alla resa dei conti non è Shayl'n che determina la situazione, come invece si insiste a sottolineare nel romanzo, lei semplicemente assiste agli eventi, ne viene travolta, e anche quando prova a prendere in mano la situazione questa le sfugge. Negli ultimi capitoli del libro la protagonista cerca, per una volta, di mettere in scacco il suo bello ma alla fine e lui che mette in scacco lei.Per quanto riguarda il secondo punto della mia critica, ho notato, a volte, un'eccessiva religiosità, talvolta ambigua, nel senso che sembra quasi un qualcosa di negativo non credere in Dio, malgrado venga poi ribadito che la religione è un fatto personale: "Buon Dio", esclamò. Gli lanciai un'occhiata e gettai l'arma tra i resti del lampadario. "Nomini troppe volte Dio, per essere un miscredente, commentai, pacata. "Non sono un miscredente, *****. Vuole che le reciti l'Ave Maria?", ribatté, anche lui pacato. (p. 301) oppure, Aprii la bocca e la richiusi. Lui mi sfiorò le labbra con le sue. "Sei cosciente" domandai "del fatto che sarà un rito mariano? Un rito cristiano?" Annuì. "Sono una Tigre, Shay, non uno zotico." (p. 436). Poi, ho trovato anche alcune espressioni religiose, secondo il mio personalissimo punto di vista, piuttosto irritanti, forse perché utilizzate troppo spesso in contesti della nostra realtà quotidiana in cui non hanno niente a che fare, rendendo ciò che viene giudicato negativo. Qui mi riferisco soprattutto al termine 'peccato', visto in più punti.
Per quanto riguarda i personaggi, la protagonista, Shayl'n Til, beh, penso di averla già analizzata e, in conclusione, non è che l'abbia apprezzata molto. Il capo del branco che l'ha rapita, Ahilan Dahaljer Aadre, inizialmente mi aveva fatto una buona impressione, poi, però, tutto il fascino dell'uomo attraente, lontano, sognato, desiderato è scomparso diventando fin troppo reale, fin troppo 'raggiungibile'. Infine, tra coloro che non mi sono piaciuti c'è anche Jean Devid, principe dei Lupi Grigi, il quale l'ho definito sin dal principio 'senza spina dorsale', particolare che a volte nel libro è scambiato per bontà. Guarda caso è anche l'unico uomo su cui Shayl'n (non certo forte) sembra capace di imporsi. Quest'ultimo viene descritto di bell'aspetto ma il suo fascino si limita a ciò. Coloro che invece mi sono piaciuti di più sono, il capo dei Lupi Grigi, Belden, (almeno fino ad un certo punto del romanzo) e Danka, un soldato/guerriero delle Tigri Bianche. Il primo perché crudelmente affascinante, deciso e carismatico - beh, almeno finché il tutto non viene adombrato dalla pura cattiveria -, la seconda per la fierezza, la forza di saper tener testa agli uomini in un contesto dove questi tendono a prevalere (in tutti i sensi), l'indipendenza e, ammetto, anche per la sua poca femminilità (ho un debole per questo tipo di donne). Spero che nel secondo romanzo non muti in senso opposto, anche se già in questo capitolo si possono scorgere alcuni elementi che fanno presagire un cambiamento in tale direzione. In ogni caso i personaggi sono ben caratterizzati e definiti, sia fisicamente che psicologicamente.
Un'altro punto di forza del volume è il ricco intreccio di situazioni e luoghi. Da questo punto di vista non ci si può certo annoiare. Procedendo con la lettura ho potuto assistere ad un repentino cambiamento di ambientazioni, tutte molto suggestive, tanto che in 584 pagine si è passati da un'assolata terra, bellissima nella sua povertà (probabilmente qui l'autrice ha preso spunto dal suo paese natale, lo Sri Lanka), a una foresta selvaggia e rigogliosa, per giungere in una terra fredda, quasi perennemente innevata e ricchissima. Poi, si sono affacciati territori dal sapore suggestivo di un passato intramontabile, per approdare, infine, su un terra sconfinata e rigogliosa che non conosce la parola "povertà". Mi sembrava di leggere un romanzo di Angelica (ok, in realtà ho guardato solo i film ma non cambia molto da questo punto di vista) di Anne e Serge Golon. Ecco, l'unica pecca è che i luoghi potevano essere descritti un po' di più, di per sé erano molto buoni.
In conclusione, nonostante tutto (compreso qualche errorino qua e là di editing), penso che "Nuova Terra. Gli occhi dell'erede" sia un buon romanzo e mi stupisco del fatto che l'autrice non abbia trovato una casa editrice disposta a pubblicarlo. Al di là dei miei giudizi soggettivi, oggettivamente è migliore di diversi fantasy che escono qui in Italia.
VOTO: ***1/2
Titolo: Nuova Terra. Gli Occhi dell'Erede
Autore: Dilhani Heemba
Editore: Lulu.com
Pagine: 586
Prezzo: € 16,93
Uscita: 21 Gennaio






