domenica 29 gennaio 2012

Recensione Folle Estate

La lettura di Folle Estate è stata molto travagliata per il fatto che, ad un certo punto, ho dovuto sospenderla per studiare per gli esami. Nel complesso è stato un romanzo leggero ma dai temi piuttosto impegnativi, costellato da pregi e difetti. Questi ultimi, tuttavia, possono essere in parte dovuti al fatto che lo scrittore è un esordiente e questo è stato il suo primo romanzo pubblicato.
P.S. Nella recensione (forse) potrebbe esserci qualche spoiler.

TRAMA
La folle estate è quella di Silvia, insegnante in un liceo statale e nella scuola privata di proprietà familiare, e di Samuele, poliziotto a suo modo "integerrimo". I due amanti vivranno avventure fuori del normale, tra corse di cavalli, tesori trafugati, truffe e leopardi "da compagnia".
Un romanzo particolare che parla di un mondo "pazzoide" di personaggi curiosi e al di fuori della legalità, di problemi scottanti e ancora attuali come le Brigate Rosse e la Banda della "Uno" bianca, il tutto condito dai ragionamenti originali e dotti dell'autore, in una scrittura pantagruelica e mista, di gaddiana memoria.

RECENSIONE
Finalmente riesco a scrivere la recensione!. Il libro in questione non è tra i soliti che leggo, nonostante ciò mi è piaciuto abbastanza.
La storia è incentrata sull'estate del 1997 della coppia costituita da Samuele e Silvia. Lui è un vice commissario tifoso sfegatato della Juventus, lei un'insegnante in un liceo statale e in una scuola privata di proprietà della famiglia, entrambi hanno una visione della legalità altamente discutibile. Il romanzo è suddiviso in quattro capitoli che equivalgono a quattro parti distinte.
Il primo capitolo è incentrato sugli ultimi giorni di lavoro di Samuele, impegnato nelle indagini di un caso di rapimento in cui, si scoprirà in seguito, è coinvolto anche un vescovo, e sulla gara di corsa di Silvia tenutasi a Milano. Già un prima critica la si può fare all'inizio. Ho capito l'intenzione di costruirlo in medias res, calando il lettore nel bel mezzo della vicenda, ma, anche per il fatto che alcuni personaggi si identificano con nomi in codice, disorienta e non si capisce bene cosa stia succedendo, perdendo, così, le informazioni iniziali. Devo dire che la prima parte "investigativa" è quella che mi è piaciuta di più, soprattutto quando si parla della "Uno" bianca (vista anche l'attuale semilibertà concessa a Occhipinti), insieme alle ultime trenta pagine dedicate al caso Moro. La successiva gara di corsa di Silvia, tuttavia, mi ha un po' annoiata, forse per via del fatto che di ippica ne so poco e quella descritta è, invece, una parte piuttosto tecnica. Inoltre, secondo me, qui emerge il carattere forte ma anche abbastanza arrogante di lei e quello sottomesso di lui.
Il secondo capitolo parla, invece, della vacanza a Coriano, in Emilia Romagna, della giovane coppia. Questa è anche la parte centrale del libro dove mi sono segnata alcuni punti da riportare. Prima di ciò, è doveroso fare una piccola premessa: Silvia e Samuele (e l'autore) sottolineano come, purtroppo, viviamo in un mondo corrotto e, a confronto, i nostri piccoli illeciti sono quasi giustificabili. Al di là del fatto che questa conclusione può essere più o meno accettata, i protagonisti, ad un certo punto, cercano di giustificare ciò che fanno in un modo non troppo efficace. Ad esempio: "Tu, che per far prendere il diploma ai somari raglianti ne combini di tutti i colori e ne fai combinare di tutti i colori anche a me, ora ti metti a fare la moralista?!". "Nelle nostre scuole facciamo prendere il diploma a tanti ragazzi, dando loro molte più opportunità per quel che riguarda l'inserimento nel mondo del lavoro, e offriamo un'occupazione a persone che altrimenti, malgrado la laurea, si ritroverebbero disoccupate o con un impiego inadeguato alle loro capacità professionali, visto che con la nostra situazione demografica avere una cattedra nella scuola pubblica è diventato molto difficile. Tutti i professori che lavorano da noi stanno in regola e non gli versiamo i contributi solo per paura delle 'beccate dei canarini', ma perché siamo contro il lavoro sommerso. [...] Per quel che concerne le facoltà umanistiche, visto che poi molti son andati a insegnare, ciò ha prodotto una catena di asini, ma credo che non abbia ucciso nessuno; per quanto riguarda invece quelle scientifiche, temo che qualche decesso l'abbia causato e lo causerà" (pp. 166-167). Inoltre, nel romanzo viene descritta un'opulenza a mio avviso irrealistica. Specificando questo punto, sembra che la stragrande maggioranza degli italiani siano benestanti, tanto che si parla di milioni (di lire) come fossero caramelle, anche a portata di bambino: 'Scartato il regalo, Emilia [una bambina] volle subito collaudarlo e pretese anche la sostituzione delle fiche da gioco con soldi veri, provocando l'alleggerimento di molti portafogli. Prima che il senatore decidesse di andarsene sua figlia aveva vinto più di un milione!' (p.172).
Il terzo capitolo narra la visita della coppia ad un 'malavitoso', denominato lo 'Scienziato', amico del vice commissario Samuele, a San Lorenzo in Campo. Il paese sembra il regno dei matti e degli ubriachi, dal benzinaio tirchio, al prete donnaiolo, passando per il cugino alcolizzato dell'amante dello Scienziato. Sostanzialmente questa è la parte più breve e forse anche la meno interessante.
Il quarto capitolo determina la conclusione dell'estate. Qui la giovane coppia si reca a Milano dalla zia di lei, Sabrina, per assistere alla gara di ippica a San Siro. Prima della manifestazione, però, Sabrina chiede a Samuele e a Silvia di aiutarla a rimettere insieme una coppia che lei ha contribuito a distruggere. Qui non posso non sottolineare il mio disappunto nell'assoluta semplicità irrealistica di risoluzione della faccenda. "Se provassi che scopa con un altro, potreste arrestarla per adulterio. Non è vero?" "Allora prima dovrei arrestare anche lei, visto che ha una relazione extraconiugale" gli disse sorridendo. Ma io sono un uomo e lei è una donna!". "Questo cosa significa?". "Per la legge qualcosa significa! Mia zia è andata dentro per adulterio!!". [...] Il Fascismo riteneva la donna importante quasi soltanto per le sue virtù domestiche, ma ormai è un pò fuori moda! [fuori moda??? e basta???] [...] "Non pensi che per il bene di voostra figlia sia il caso di ricucire il vostro rapporto?". "Mi ha tradito troppo spesso, io l'ho fatto per ripicca soltanto una volta e quando l'ha saputo mi ha mandata all'ospedale!! Mi ha picchiata anche altre volte, a casa ho un fascicolo di cartelle cliniche alto come un vocabolario". [...] "Ascolta cosa ti propongo: tu dai le tue cartelle cliniche a Samuele, lui va da Marco e gli fa un bel discorsetto. Credo che di fronte allo spettro di un soggiorno a San Vittore, se tornaste a vivere insieme, lui ci penserebbe due volte prima di picchiarti". Rosalba dopo tre giorni di titubanza accettò la proposta di Silvia ed il loro matrimonio proseguì a gonfie vele. [sèèèèèè...] (pp. 283,285). Purtroppo di vicende così eccessivamente semplificate ne ho trovate altre. Infine, si passa alla seconda parte del capitolo, che preferisco, dove si parla del caso Moro, speculando sul probabile svolgimento del rapimento, includendo la possibilità che l'assassino, Mario Moretti, non fosse un brigatista ma un infiltrato per conto del governo. Prendendo spunto da questa vicenda, come ho già anticipato, il romanzo si conclude con una "morale" (visto come i potenti sono corrotti, cosa serve che noi ci comportiamo secondo giustizia?) che può essere più o meno condivisa.
Ora, una critica che si estende per tutti i capitoli, sta nel fatto che si passa da una situazione e un argomento all'altro senza uno stacco narrativo di introduzione, o meglio, c'è, ma spesso di un riga soltanto e successivamente vi è il dialogo tra i protagonisti della scena seguente. Di solito il cambiamento di situazione è anche "fisico", nel senso che è presento uno spazio bianco, e comunque i passaggi non sono così bruschi. Devo dire che è la prima volta che trovo questo difetto e quindi l'ho notato molto.
Poi, ho visto un'analisi psicologica dei personaggi poco approfondita. Si è puntato il riflettore sugli eventi narrati dimenticandosi un po’ di chi li vive.
Un'ultima critica, già letta in altre recensioni di questo libro, va al linguaggio usato: a volte inappropriatamente aulico. Ciò lo si può notare già dalla trama.
In conclusione, nonostante abbia qui sopra evidenziato i lati negativi, il libro è stato abbastanza piacevole, soprattutto dove si è cercato di inserire alcune "nozioni erudite", anche se, ammetto, non tutte di facile comprensione per gli ignoranti in materia. Detto ciò, è da considerare che questa è l'opera prima di un esordiente e quindi c'è sempre tempo per migliorare.
VOTO: ***

Titolo: Folle Estate
Autore: Giulio Pinto
Editore: Albatros
Pagine: 360
Prezzo: € 19,50

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