domenica 31 ottobre 2010

Speciale Halloween

Oggi, visto che è Halloween, posto in anteprima l'incipt di "Legami di Sangue", secondo volume di Patricia Briggs, e "Claimed by Shadow" (il titolo in italiano ancora non si sa) secondo volume di Karen Chance.
BUON HALLOWEEN!

TRAMA (tradotta e liberamente adattata)
Mercy Thompson ha amici nei bassi fondi e in luoghi oscuri. E ora lei deve ad uno di loro un favore. Dal momento che lei può mutare a piacimento, accetta di fungere da supporto quando il suo amico vampiro, Stefan, va a consegnare un messaggio ad un altro della sua specie.Ma questo nuovo vampiro non è facile e non lo è nemmeno il demone dentro di lui.

Come accade a quasi tutti quelli che lavorano in proprio, la mia giornata lavorativa comincia molto presto la mattina. Così, quando qualcuno mi chiama nel bel mezzo della notte, desidero solo vederli morti.
«Ciao, Mercy» disse Stefan in tono affabile. «Mi stavo chiedendo se puoi farmi un favore.»
Stefan era già morto da un bel po' di tempo, quindi non vedevo alcun motivo per essere gentile con lui. «Ti ho risposto al telefono alle...» cercai di mettere a fuoco i numeri rossi sul display della sveglia sul comodino «...tre del mattino.»
Okay, non dissi esattamente così. Probabilmente aggiunsi un po' di quelle parole che un meccanico di solito usa per sfogarsi contro bulloni poco collaborativi o alternatori che gli cascano su un piede.
«Quindi immagino che starai per chiedermi un secondo favore,» continuai «ma preferirei che ora attaccassi e mi richiamassi a un'ora più civile.»
Rise. Forse pensava che stessi cercando di scherzare. «Ho un lavoro da sbrigare, e sono convinto che i tuoi particolari talenti potrebbero essere una grande risorsa per assicurare la riuscita dell'impresa.»
Le creature antiche, almeno nella mia esperienza, amano tenersi sul vago quando ti chiedono di fare qualcosa per loro. Ma io sono una donna d'affari, e mi piace avere i dettagli il prima possibile.
«Alle tre del mattino ti serve un meccanico?»
«Sono un vampiro, Mercedes» rispose gentilmente. «Questa è l'ora di punta per la mia attività. Però non è di un meccanico che ho bisogno, ma di te. E mi devi un favore.»
Aveva ragione, il maledetto. Mi aveva aiutata quando la figlia del mannaro alfa era stata rapita, e mi aveva avvisata che mi avrebbe chiesto qualcosa in cambio.
Sbadigliai e mi misi a sedere, perdendo ogni speranza di potermi rimettere a dormire. «D’accordo. Cosa devo fare?»
«Devo recapitare un messaggio a un vampiro che è qui senza permesso» rispose, andando subito al sodo. «Mi serve un testimone di cui lui non possa accorgersi.»
Attaccò senza aspettare una mia replica, e senza dirmi a che ora sarebbe passato a prendermi. Si sarebbe meritato che tornassi a letto.
Borbottando tra me e me, mi misi addosso le prime cose che trovai: un paio di jeans, la maglietta del giorno prima con tanto di macchie di mostarda e un paio di calzini con un solo buco tra tutti e due. Quando fui più o meno vestita, arrancai fino alla cucina e mi versai un bicchiere di succo di mirtillo.
C’era la luna piena, e il mio coinquilino, il lupo mannaro, era in giro con il clan locale, quindi non c'era bisogno che gli spiegassi che stavo uscendo con Stefan. Ma tanto sarebbe stato lo stesso.
Samuel non era male come coinquilino, ma aveva la ten-denza a essere possessivo e dittatoriale. Non che glielo lasciassi fare, ma litigare con i licantropi richiede una sottigliezza che a me mancava del tutto alle - sbirciai il mio orologio - tre e un quarto del mattino.
Anche se sono stata cresciuta dai mannari, non sono una di loro, nemmeno lontanamente. La mia vita non dipende dalle fasi lunari, e quando assumo la mia seconda forma, quella di un coyote, ho l'aspetto di qualsiasi altro canis latrans. Ho sul dorso le cicatrici che mi hanno lasciato i pallettoni da caccia a dimostrarlo.
I mannari non possono essere confusi con i normali lupi: i licantropi sono molto più grossi delle loro controparti non soprannaturali, e fanno anche molta più paura.
Io sono quello che si chiama un Camminatore, anche se sono sicura che un tempo c'era un altro nome per definire quelli come me, un nome indiano che andò perduto quando gli europei invasero il Nuovo Mondo. Forse mio padre avrebbe potuto dirmelo se non fosse rimasto ucciso in un incidente stradale prima di sapere che mia madre era rimasta incinta. È per questo che so solo ciò che i licantropi hanno saputo insegnarmi, che non è molto.
Il termine Camminatore viene dai mutaforma delle tribù indiane del sudovest, ma ho molto meno in comune con loro di quanto non abbia con i mannari, almeno stando a quanto ho letto. Non mi serve una pelle di coyote per cambiare aspetto; e non sono malvagia.
Sorseggiai il succo e guardai fuori dalla finestra della cucina. Non riuscivo a scorgere la luna, solo il suo chiarore argen¬tato che si posava sul panorama notturna In qualche modo sembrava il momento giusto per i cattivi pensieri, mentre aspettavo il vampiro che doveva venirmi a prendere. Se non altro, mi consentiva di non riaddormentarmi: la paura ha questo effetto su di me. Ho paura del male.
Nel nostro mondo moderno, la parola stessa sembra... sorpassata. Spesso cerchiamo di spiegarla usando altri termini, come abuso di droghe, infanzia infelice o malattia mentale.
Gli americani in particolare sono di un'assurda innocenza con la loro fede incondizionata nel fatto che la scienza possa spiegare ogni cosa. Quando, qualche mese prima, i lupi mannari si erano finalmente decisi ad ammettere la loro natura, gli scienziati avevano subito cominciato a cercare un virus o un batterio che potesse essere la causa della mutazione, perché la magia era qualcosa che i loro computer e i laboratori non erano in grado di dimostrare. Avevo sentito dire che Johns Hopkins aveva un intero team al lavoro sulla questione. E senza dubbio potevano anche scoprire qualcosa, ma scommetto che non saranno mai in grado di spiegare come un uomo di ottanta chili possa trasformarsi in un lupo mannaro di centoventi. La scienza non dà alla magia più credito di quanto non ne dia al male.
La sincera convinzione che tutto nel mondo abbia una spiegazione è un elemento di vulnerabilità e insieme un modo di difendersi. Il male preferisce quando la gente non crede nella stia esistenza. È raro che i vampiri, per fare un esempio non casuale, escano per le strade e uccidano la gente. Quando vanno a caccia, puntano qualcuno della cui mancanza non ci si accorgerebbe, e li portano a casa loro, dove li custodiscono e li tengono al sicuro, come mucche in una stalla.
Sotto l'egida della scienza non sono permessi roghi per le streghe, né processi medievali né pubblici linciaggi. In cambio, il cittadino medio e rispettoso della legge non deve preoccuparsi delle creature della notte. A volte vorrei tanto essere un cittadino medio.
I cittadini medi non ricevono le visite dei vampiri.
E non devono preoccuparsi di un clan di mannari, almeno non quanto me ne devo preoccupare io.
Mostrarsi al pubblico era stato un passo molto coraggioso per i licantropi, e che poteva comportare gravi ripercussioni. Mentre osservavo la notte illuminata dalla luna, mi domandavo cosa sarebbe successo se la gente comune avesse ricominciato a vivere nella paura. I lupi mannari non sono malvagi, ma non sono nemmeno degli eroi pacifici e giusti, come invece cercano di dipingersi agli occhi degli altri.
Sentii dei colpetti alla porta d'ingresso.
I vampiri invece sono malvagi. Lo sapevo, ma Stefan non era un vampiro come tutti gli altri. A volte avevo la certezza che fosse mio amico. Quindi non ero spaventata, finché non aprii la porta e vidi cosa mi stava aspettando dietro di essa.
Aveva i capelli neri tirati indietro, il che al chiarore lunare dava al suo viso un pallore più marcato che mai. Vestito di nero dalla testa ai piedi, poteva essere preso per qualcuno scappato dal set di un brutto film su Dracula, ma in qualche modo l'insieme del suo abbigliamento, dal soprabito ai guanti di pelle, sembrava più adatto a Stefan delle magliette e dei jeans strappati che portava di solito. Come se si fosse tolto una maschera, piuttosto che se l'avesse indossata.
Sembrava in grado di uccidere con la stessa facilità con cui io avrei potuto cambiare una gomma, e anche con meno pensieri e rimorsi. Poi le sue sopracciglia si sollevarono, e lui tornò a essere lo stesso vampiro che aveva dipinto il suo vecchio pulmino Volkswagen per farlo assomigliare alla Macchina Mistero di Scooby-Doo.
«Non sembri felice di vedermi» mi apostrofò con un sorriso appena accennato, senza mostrare i canini. Nell'oscurità, aveva gli occhi più neri che marroni, ma anche per i miei era lo stesso.
«Entra.» Arretrai dalla porta per farlo passare. Poi, siccome mi aveva spaventata, aggiunsi seccata: «Se è una buona accoglienza che cerchi, cerca di passare a un'ora decente.»
Esitò sulla soglia, sorrise ancora, dichiarò: «Su tuo invito» ed entrò in casa.
«Quella storia della soglia funziona davvero?» domandai.
n suo sorriso si allargò ulteriormente, e questa volta colsi un bagliore bianco. «Non dopo che mi hai chiesto di entrare.»
Mi superò e andò nel soggiorno, poi si voltò ruotando su sé stesso, come un modello in passerella. Il fondo del soprabito si allargò mentre si girava, come un mantello.
«Allora, ti piaccio in versione Nosferatu?»
Sospirai e ammisi che era così. «Mi hai fatto paura. Pensavo che odiassi la roba gothic.» Non l'avevo quasi mai visto in abiti diversi da jeans e T-shirt.
Sorrise ancora di più. «Di solito sì. Ma il look alla Dracula fa sempre il suo effetto. È strano come, se usato con parsimonia, incute timore ai vampiri quasi quanto alle ragazze coyote. Ma non preoccuparti, ho un costumino anche per te.»
Si frugò sotto la giacca ed estrasse una bardatura piena di borchie d'argento.
Lo fissai per un momento. «Stiamo andando a uno strip club sadomaso? Non sapevo che ce ne fossero da queste parti.» Infatti, per quel che ne sapevo, non ce n'erano. La zona est di Washington è più puritana di Seattle o Portland.
Rise. «Non stasera, tesoro. Questa è per l'altra te.» Scosse la bardatura, e mi resi conto che era una pettorina da cane.


TRAMA (tradotta e liberamente adattata)
Cassandra Palmer eredita un patrimonio a titolo della Pizia diventando capo chiaroveggente. E' una posizione che di solito viene fornita con anni di formazione, ma Cassie l'ha ottiene in circostanze insolite. Ora ha una quantità enorme di potere che ogni vampiro, folletto, mago in città vuole monopolizzare o porre fine, e che lei stessa non sa usare.Inoltre, Cassandra ha appena scoperto che un arrogante vampiro maestro ha un legame di sangue con con il quale la rivendica mettendo in guardia gli eventuale aspiranti pretendenti.... e tra di loro potrebbe avere la meglio un'intensa attrazione . Ma questa che li lega le farà scoprire anche che avere lui come nemico può fare molto male ...
 
Ogni giorno che inizia nel bar di un casinò gremito di demoni e disegnato per sembrare l'inferno probabilmente non produrrà nulla di buono. Ma tutto quello a cui riuscivo a pensare in quel momento era che un bordello sarebbe dovuto essere più divertente - specialmente uno per sole donne il cui personale era formato da affascinanti incubi. Ma i demoni amanti erano miserabilmente accasciati sui loro tavoli, si tenevano le teste doloranti, e ignoravano completamente la loro compagnia. Anche Casanova, accomodato di fronte a me, sembrava infelice. La postura era involontariamente seducente - una questione d'abitudine, suppongo -ma la sua espressione non era molto piacevole da vedere.
«Bene, Cassie!» disse seccamente, quando uno dei suoi ragazzi cominciò improvvisamente a piangere. «Dimmi cosa vuoi, poi portali via di corsa. Ho un affare di cui occuparmi!»
Si riferiva alle tre vecchie appollaiate sugli sgabelli del bar. Nessuna di loro aveva meno di cento anni, e ciò che le distingueva in modo particolare erano gli unti e arruffati capelli -grigi dalla nascita - intrecciati in una ragnatela di nodi fino al pavimento. Avevo provato a lavarli a Enyo, il cui nome significava appunto 'orrore', la sera precedente, ma lo shampoo dell'hotel non aveva potuto porre rimedio alla situazione. Avevo rinunciato al mio proposito dopo aver trovato quello che sembrava un topo putrefatto in un groviglio dietro il suo orecchio destro.
I capelli perlomeno distraevano l'attenzione dalle loro facce, e non si notava immediatamente che avevano un occhio e un dente in condivisione. Enyo in quel momento stava tentando di recuperare rocchio da sua sorella Deino ('terrore') perché voleva dare uno sguardo all'orripilante barista. Intanto, Pemphredo ('allarme') stava usando il dente per aprire un pacchetto di noccioline. Alla fine si arrese e si mise in bocca la confezione intera con il cellofan, mastican¬do felice.
Una volta, pensavo che le Graeae fossero solo un mito pensato dai noiosi Greci secoli fa prima dell'invenzione della TV. Ma ovviamente non era così. Avevo recentemente acquisito - va bene, rubato - una serie di oggetti dal Senato Vampirico, l'istituzione che controlla l'operato dei vampiri di tutto il Nordamerica, e avevo provato a indovinare dì cosa si trattasse. Il primo che avevo esaminato era una piccola sfera iridescente dentro una scatola di legno scuro, aveva cominciato a brillare appena l'avevo presa in mano. Poi un piccolo lampo di luce, e avevo degli ospiti in casa.
Non potevo immaginare perché il trio era stato imprigionato, specialmente in un posto grandioso come il santuario interno della roccaforte di un vampiro. Erano dannatamente fastidiose ma non sembravano pericolose, eccetto per il mio conto del servizio in camera. Avevo portato con me le ragazze dal momento che non potevo lasciarle incustodite nella mia stanza d'albergo. Avevano tanta energia per essere delle donne anziane, e fino a quel momento avevo perso un sacco di tempo per cercare di farle divertire.
Le avevo parcheggiate davanti al tre slot machine mentre mi occupavo della mia commissione, ma era sicuro non se ne sarebbero state lì per molto. Come tre mocciosi anziani, avevano una capacità d'attenzione molto ridotta. Avevano cominciato a girovagare per il bar subito dopo, con un bottino illecito di souvenir. Deinio, con un diavoletto rosso di peluche sotto il braccio, capovolgeva una boccia di vetro con la neve. Dentro c'era un'immagine di plastica del casinò che, invece di essere circondata da finta neve, aveva minuscole fiamme che danzavano ogni volta che la scuotevi. Pensavo proprio alla fortuna di essere arrestata per il taccheggio di qualcosa di tanto pacchiano.
A dispetto della scocciatura di fare da baby-sitter alle tre strane sorelle, l'espressione di Casanova mentre le guardava mi diceva che avrebbe giocato a mio favore. Sorrisi e guardai di nuovo le fiamme divorare il minuscolo casinò. «Se non mi aiuti, le lascio qui.» Non avevo bisogno di far notare quanto quello avrebbe danneggiato gli affari.
Casanova fece una smorfia tossì il suo drink. Tecnicamente, certo, non era il Casanova storico.
«Non mi interessano i tuoi problemi» mi disse con ferocia. «Quanto vuoi per portarli via?»
«Non è questione di soldi. Sai cosa voglio.» Provai ad aggiustarmi gli stretti pantaloni di raso che indossavo per stare più comodo, ma penso che se ne accorse. Era dura sembrare minaccioso indossando un costume da diavolo ricoperto di lustrini, completo di coda a punta. E il peccaminoso rosso scarlatto non si sposava con il biondo rossiccio dei miei riccioli e la carnagione pallidissima. Sembravo una bambola di celluloide che giocava a fare la dura - nessuna meraviglia che non riuscissi a impressionarlo. Ma avevo dovuto escogitare un modo per avvicinarmi a lui senza essere riconosciuta e prendere in prestito un costume dall'addetto allo spogliatoio mi era sembrata una buona idea al momento.
Casanova si accese una piccola sigaretta con un accendino d'oro satinato. «Se hai istinti suicidi sono problemi tuoi, ma io non ho nessuna intenzione di impiccarmi mettendomi contro Antonio. Quell'uomo è affamato di vendetta, dovresti saperlo.»
Visto che Tony, uno dei vampiri capi e mio vecchio guardiano, era il primo della lista di quelli che volevano vedermi in un'urna sulla mensola del caminetto, non avevo nulla da ribattere. Ma dovevo trovare lui e il tipo che sospettavo fosse con lui, o l'urna non sarebbe stata necessaria. Di me non sarebbe rimasto nulla, neppure per il funerale. E siccome Casanova era stato a lungo il vice di Tony, avrei scommesso che sapeva di certo dove si stava nascondendo quel vecchio bastardo.
«Penso che Myra sia con lui» dissi subito dopo.
Casanova non chiese ulteriori dettagli. Non era esattamente un segreto che Myra era la persona che di recente aveva cercato di aiutarmi a sottrarmi a quella spirale mortale. Non era stata una questione personale - un avanzamento di carriera, diciamo - fino al momento in cui non gli avevo assestato due proiettili nella schiena. Ora si poteva dire che si trattava di una questione personale.
«Le mie condoglianze» mormorò Casanova. « Temo che questo sia tutto ciò che posso offrirti. Capisci che la mia posizione è in qualche modo... debole.»
Era un modo di vedere la questione, diciamo. Che Casanova avesse rivestito un ruolo così importante nell'organizzazione criminale di Tony era una cosa piuttosto insolita, come minimo.
Demoni sono normalmente considerati una concorrenza indesiderata dai vampiri, ma gli incubi non sono esattamente al vertice della scala di potere demoniaca. Infatti la maggior parte degli altri demoni li considerano come una fonte d'imbarazzo. Casanova era tuttavia un incubo piuttosto inusuale. Aveva preso ad abitare un attraente gentiluomo spagnolo secoli prima, pensando che stesse semplicemente scambiando un vecchio corpo ospite che stava invecchiando per qualcosa di nuovo. Non si era reso conto fino al momento in cui aveva iniziato la possessione che era in realtà entrato nel corpo di un vampiro giovane, troppo giovane per conoscere il modo di cacciarlo via.
Prima che il vampiro se ne rendesse conto erano giunti a un accordo. I secoli di pratica di seduzione di Casanova avevano aiutato il vampiro a nutrirsi con grande facilità, e avere un corpo che non invecchiava e non sarebbe morto era perfetto per Casanova. E così quando Tony aveva deciso di chiamare a raccolta tutti gli incubi degli Stati Uniti per trasformarli in una macchina per far soldi a suo vantaggio, Casanova gli era sembrata la persona più adatta per guidarla.
Il centro benessere Sogni Decadenti si trova in un grandioso palazzo proprio nei pressi del più recente casinò di Las Vegas, di proprietà di Dante. Mentre ì mariti in vacanza sperperano interi patrimoni familiari alla roulette, le povere mogli possono consolarsi con i più stravaganti trattamenti di bellezza, disponibili alla porta accanto. Tony si arricchisce, agli incubi affluisce un fiume di lussuria di cui nutrirsi, e le donne escono dal centro benessere con una luce che dura per giorni. Si tratta di uno degli affari meno riprovevoli di cui Tony sì occupa, anche se è assolutamente illegale, e diversa-mente da quello che molti sembrano credere, la prostituzione non viene tollerata dalla polizia di Las Vegas. Ma a dire il vero i vampiri non hanno mai fatto troppo caso alle leggi umane.
«Qual è la punizione per cui dobbiamo sgobbare in questi giorni?» chiesi pigramente. «Fa sembrare quel cappio molto attraente.»
Per la prima volta Casanova perse la sua aria di superiorità. Scosse la sigaretta e la brace rovente si sparpagliò sul suo abito, lasciando delle piccole bruciature sulla seta prima che potesse scuoterle via. «Non ho mai avuto niente a che fare con tutto questo!»
Non fui sorpreso dalla sua reazione. Tony aveva infranto tutte le leggi umane e vampire lanciandosi nel lucroso ma estremamente pericoloso commercio di utilizzatori della magia.
Il Cerchio D'Argento, il concilio di magi che prende decisioni per gli utilizzatori della magia proprio come fa il Senato per i vampiri, si oppongono violentemente all'idea, e il loro trattato con i vampiri lo mette chiaramente fuori legge. Ignorare il trattato significa rischiare la guerra, e il Senato avrebbe dovuto impalare Tony solo per questo, oltre alle migliaia di altre ragioni che già aveva per volere Tony morto.

1 commento:

  1. Ciao, un post interessantissimo! Ora, con calma, mi leggo l'incipit di Karen Chance(il primo romanzo mi è piaciuto moltissimo)! :))

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